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Indennizzi automatici per i «vecchi» bond

ROMA
La conferma è venuta ieri dal presidente del Consiglio. Da New York, Matteo Renzi fa sapere che entro fine aprile ci sarà «un ulteriore provvedimento, che auspico sia l’ultimo, per aumentare la solidità delle banche e smuovere il credito».Come si sa, le disposizioni per velocizzare le procedure esecutive, mirate ad accelerare il recupero dei non performing loans sono considerate dalle aziende di credito, dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, un complemento sul terreno regolamentare necessario allo sviluppo del progetto Atlante, nato nel sistema finanziario su base volontaria oltre che per mandare a buon fine gli aumenti di capitale realizzati in condizioni di mercato avverse anche per gestire lo smaltimento, da parte delle aziende di quei crediti deteriorati che non rientrano nello schema Gacs(garanzia pubblica a pagamento per le sofferenze cartolarizzate di tipo “senior”). Se ci fosse la possibilità di accorciare in modo sensibile le procedure per il recupero crediti( che in Italia sono tuttora di una durata pari a sei- sette anni) sarebbe possibile infatti far risalire rapidamente il valore di mercato delle sofferenze presenti nei bilanci delle aziende di credito(oggi pari, complessivamente a 210 miliardi al lordo, 87 al netto delle svalutazioni). I calcoli fatti dicono che un accorciamento di due anni potrebbe addirittura dimezzare il valore delle sofferenze in rapporto al totale dei prestiti.
Non solo . Come ha spiegato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nella sua ultima audizione in parlamento «non c’è un vero conflitto fra interessi dei creditori e interessi dei debitori: tempi di recupero dei crediti in linea con le migliori prassi internazionali si traducono, in ultima analisi, in condizioni migliori per la clientela bancaria e in un miglioramento delle condizioni di credito». Ieri il Fondo Atlante ha ottenuto anche il disco verde del presidente della Bce (Mario Draghi ne ha parlato come di un «piccolo passo nella giusta direzione»). E sulla stessa lunghezza d’onda è arrivato anche il commento del premier: per il progetto Atlante, ha detto infatti Renzi «abbiamo visto con favore il lavoro dei privati per costruire una soluzione di ampio raggio per risolvere la questione del credito in Italia anche se – ha osservato – avremmo preferito una soluzione quando la normativa Ue consentiva margini più alti».
Altrettanto importante, per il presidente del Consiglio, è disporre di una normativa più business friendly anche nel campo delle procedure fallimentari: «Se un ragazzo vuole mettere su qualcosa ha un sistema di blocchi e controblocchi. Guardate qui a New York come è facile ottenere credito e come è facile fallire», ha osservato Renzi, indicando come «il tema del fallimento andrebbe affrontato anche da noi». Negli Stati Uniti «non è un disvalore – ha osservato – il punto chiave per noi è fare un provvedimento che andrà al consiglio dei ministri entro il mio rientro, entro il mese di aprile». Anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, si accinge d’altra parte ad andare a Washington per presentare alla Banca mondiale i progressi già compiuti sul terreno della giustizia civile(anche se gli economisti che redigono il rapporto “Doing business” della Wb nell’ultima edizione, elaborata nel 2015, probabilmente prima dei provvedimenti dell’estate scorsa, hanno peggiorato di due posizioni il ranking italiano connesso alla risoluzione delle procedure fallimentari).
Ma il decreto che dovrebbe essere presentato a fine mese non conterrà soltanto l’anticipo, sotto forma di decreto, di una parte delle nuove procedure fallimentari contenute nel ddl attualmente in Parlamento, nato dal lavoro della Commissione Rordorf. Dovrebbe finalmente arrivare a soluzione anche la questione degli indennizzi ai detentori di obbligazioni subordinate delle quattro banche poste in risoluzione a novembre scorso. Lo schema messo a punto dal governo prevede indennizzi automatici, ma con paletti legati a reddito ed entità dell’investimento, per chi ha sottoscritto obbligazioni subordinate prima di agosto 2013, quando la commissione Ue ha introdotto il principio del burden sharing, seguito poi all’inizio del 2016 dal bail in. Per i bond sottoscritti dopo quella data scatterà invece l’arbitrato, indipendentemente dal loro valore, quindi anche per i piccoli investitori.

Rossella Bocciarelli

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