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Indagini finanziarie più «intelligenti»

Un aggiornamento alla circolare 32 del 2006 ammorbidirà la posizione delle Entrate sulla qualificazione dei prelevamenti di professionisti e imprenditori individuali dai propri conti. Gli uffici – in base alle nuove istruzioni – saranno infatti invitati a valutare con maggiore attenzione la natura effettiva delle somme prelevate dai conti, nell’ambito di un’analisi complessiva della situazione del contribuente, in modo da smussare le rigidità finora emerse. Un problema sentito dal mondo professionale e dagli imprenditori individuali: attualmente, infatti, se il contribuente non è in grado di indicare il soggetto beneficiario delle somme prelevate e se le stesse non risultano dalle scritture contabili, il fisco considera gli importi come frutto di attività in nero.
L’indicazione è giunta da Vincenzo Errico, dirigente della Agenzia, durante il convegno organizzato a Roma dalla sezione Lazio dell’Anti (Associazione nazionale dei tributaristi) sulle indagini finanziarie. «È evidente – ha detto Errico – che la circolare 32/2006 abbia bisogno sia di integrazioni rispetto all’evoluzione della normativa sia di qualche “aggiustamento”, come per le problematiche relative alla presunzione sui prelevamenti». Del resto, anche il Parlamento, durante la conversione del decreto fiscale, ha cercato di risolvere (con un emendamento poi non esaminato) quella che ai più sembra essere una beffa: le somme depositate sul conto sono (giustamente) considerate ricavi, ma sui prelievi – spesso per spese personali del contribuente – sembra opportuna più cautela.
Errico ha citato alcune ipotesi di massima per rafforzare l’idea che si va verso un approccio teso a non considerare queste operazioni di per sé, ma – al contrario – in un contesto più ampio relativo alla situazione specifica del contribuente. Così, servirà attenzione se – per esempio – il contribuente preleva importi (non giustificati) ma di entità notevolmente inferiore ai redditi indicati nella sua dichiarazione dei redditi. Al contrario, se cioè il volume dei prelievi supera o è paragonabile al reddito e se il contribuente non è in grado di giustificare questi importi, continuerà a essere applicata la presunzione legata all’esistenza di attività in nero.
Per la comunicazione dei movimenti bancari prevista dal Dl salva-Italia, l’Agenzia – ha detto Errico – sta valutando la soluzione tecnica da adottare per acquisire dati, anche dopo i rilievi del garante della Privacy: un’operazione che – rispetto a un calendario informale che indicava in settembre la data dei primi invii – potrebbe richiedere più tempo del previsto. Gli operatori dovranno inviare i saldi dei rapporti a inizio e fine periodo e l’ammontare complessivo dei movimenti. I dati saranno a disposizione solo della sede centrale di Roma e pochissimi alti vertici delle Entrate avranno accesso alle informazioni. L’Agenzia ha già avviato la fase di studio per predisporre le liste selettive: la misurazione del “risk-score” verrà fatta su un algoritmo, che terrà conto anche di altri set di dati già a disposizione dell’Anagrafe tributaria. Agli uffici e alla Gdf verranno trasmesse le “graduatorie” di rischio-evasione. A questo punto, per effettuare il controllo anche con indagini finanziarie, l’amministrazione dovrà, comunque, chiedere l’autorizzazione del direttore regionale o del comando regionale per la Gdf.
Tamara Gasparri (Assonime) ha sottolineato che «si sono ampliati i destinatari delle richieste di dati – ha affermato – ma anche l’oggetto dei dati da comunicare e i soggetti destinatari delle richieste, con un sistema finalizzato sia al controllo del singolo sia al controllo di massa, quando saranno predisposte le liste selettive». Claudio Berliri, vicepresidente Anti, ha ricordato come l’espansione dell’utilizzo delle indagini finanziare senza adeguare le tutele per il contribuente rischia di determinare una limitazione dei diritti al limite della costituzionalità.

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