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Indagini finanziarie allargate

di Benedetto Santacroce

Con le scelte legislative degli ultimi mesi, l'amministrazione finanziaria ha messo in campo una serie di strumenti istruttori antievasione che le consentono di individuare anomalie sulle posizioni fiscali dei singoli contribuenti su cui concentrare più proficue attività di controllo.
In questa logica, vanno letti anche tutti i nuovi adempimenti comunicativi che dal 2012 imporranno a contribuenti e intermediari di inviare dettagli su singole transazioni. Leggendo in modo coordinato gli atti di agenzie fiscali e Guardia di finanza nell'ultimo anno (processi verbali di constatazione o avvisi di accertamento), oltre alle nuove regole imposte dal legislatore dal 2011 a oggi e alla giurisprudenza, su un strumento il Fisco punta per individuare ricchezze nascoste: vale a dire sulle «indagini finanziarie».
Nel concetto di indagine finanziaria va ricompreso non solo l'utilizzo dell'informazione nel corso di verifiche, ma anche lo sfruttamento del dato per individuare i contribuenti da verificare.
Sotto questo profilo è rilevante quanto disciplinato con decorrenza dal 1° gennaio 2012 dal Dl 201/2011 che all'articolo 11, commi da 2 a 5, prevede l'obbligo per gli intermediari finanziari di comunicare all'anagrafe tributaria le movimentazioni che hanno interessato i rapporti finanziari continuativi intrattenuti con i clienti/contribuenti o le operazioni fuori conto poste in essere da questi ultimi. La comunicazione persegue due scopi: fornire al Fisco gli elementi informativi per realizzare specifiche attività di controllo, e consentire all'Agenzia di elaborare liste selettive di contribuenti a rischio per la pianificazione di verifiche.
Il Dl 16/2012 prevede agli articoli 8 e 9 il potenziamento dei poteri di controllo della Guardia di finanza e dell'agenzia delle Dogane, proprio attraverso una estensione dei casi in cui è ammesso il ricorso all'indagine finanziaria. In particolare, per la Guardia di Finanza il potere investigativo viene ammesso per garantire i crediti erariali dello Stato nell'ambito dell'effettuazione delle segnalazioni alle Entrate per l'applicazione delle misure cautelari; per le Dogane questo potere viene esteso all'attività di revisione a posteriori sulle operazioni di importazione e di esportazione. In altre parole le Dogane sono ora abilitate a ricorrere alle indagini finanziarie non solo per le operazioni intracomunitarie, ma per tutte le transazioni commerciali da e verso l'estero.
Sempre sul piano legislativo bisogna segnalare che il Dl 201/2011, stabilendo la disciplina del regime premiale per le imprese e i professionisti in regime di trasparenza, ha introdotto per i soggetti sottoposti agli studi di settore una norma di deterrenza fiscale, in base alla quale le Entrate e la Guardia di finanza in presenza di contribuenti non congrui e non coerenti devono effettuare controlli ad hoc utilizzando in via prioritaria le indagini finanziarie.
Anche per combattere il gioco illegale gli accertamenti finanziari sono stati scelti dal legislatore attribuendo un potere ai Monopoli, che hanno lanciato nel 2011 specifiche campagne di verifica.
Sul piano della prassi il ricorso alle indagini finanziarie è richiesto negli ultimi anni dalle diverse direttive emanate dalle Entrate per la programmazione annuale delle attività di controllo.
Le indagini finanziarie trovano poi l'ausilio in un meccanismo presuntivo che fa ricadere sul contribuente l'onere di provare se le movimentazioni finanziarie hanno contribuito alla formazione del reddito del contribuente oppure se non costituiscono elemento fiscalmente rilevante.

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