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Indagini finanziarie a tenaglia

di Carlo Nocera

Premi più strutturati per i contribuenti in linea con gli studi di settore e controlli più incisivi per chi si colloca al di sotto delle soglie di Gerico. La manovra Monti ha confezionato l'incrocio tra l'operatività da studi di settore e indagini finanziarie, con la duplice evidente finalità di costituire un deterrente per i contribuenti e di supportare adeguatamente le risultanze degli studi di settore, ormai definitivamente qualificate come semplici elementi indiziari.

Controlli a due vie

L'articolo 10 del decreto 201/2011 prospetta un'operatività a doppio binario per agenzia delle Entrate e Guardia di finanza a doppio binario: l'utilizzo delle indagini finanziarie, a seconda dei casi, è previsto quale strumento di ausilio dei controlli oppure quale elemento da utilizzare in via prioritaria.

La norma opera la distinzione individuando due percorsi possibili:

e nei confronti dei contribuenti soggetti al regime di accertamento basato sugli studi di settore per i quali non si rende applicabile il regime premiale – in ragione della dichiarazione di ricavi o compensi inferiori a quelli elaborati da Gerico – le Entrate e la GdF effettueranno specifici piani di controllo, articolati su tutto il territorio in modo proporzionato alla numerosità dei contribuenti interessati e basati su specifiche analisi del rischio di evasione, che tengano anche conto delle informazioni presenti nell'anagrafe dei rapporti e, ormai, delle movimentazioni finanziarie;

r per i contribuenti che dichiarano ricavi o compensi inferiori a quelli risultanti dall'applicazione di Gerico e risultano anche incoerenti agli indicatori specificamente previsti per singolo studio di settore, i controlli sono svolti prioritariamente con l'utilizzo dei poteri istruttori previsti in materia di indagini finanziarie.

Pertanto, se nei confronti dei contribuenti soltanto «non congrui» l'anagrafe dei rapporti finanziari incide a monte del controllo, in quanto contribuisce eventualmente alla selezione del soggetto e al suo inserimento nella lista selettiva, per i contribuenti che, oltre alla congruità, hanno fallito anche il traguardo della coerenza degli indici, si profila l'utilizzo delle indagini finanziarie, per così dire, a valle della selezione e, quindi, nella fase operativa svolta dall'ufficio competente.

Autorizzazione necessaria

Va sottolineato il fatto che, quale che sia l'utilizzo che verrà fatto dell'anagrafe dei rapporti, tanto la selezione quanto l'utilizzo diretto dei dati finanziari non potrà prescindere dalla richiesta da formulare agli organi competenti, circa l'autorizzazione all'accesso ai dati, e dalla debita autorizzazione.

Se è vero che con la trasmissione all'anagrafe tributaria (anche) delle movimentazioni finanziarie di ogni contribuente per il fisco non ci sono più segreti, è però altrettanto vero che la presa visione di questi dati e il relativo utilizzo sono ancora vincolati al regime di autorizzazione previsto tanto per l'agenzia delle Entrate quanto per la Guardia di finanza: un'eventuale violazione comporterebbe, come minimo, l'illegittimità del procedimento e la conseguente invalidità del l'atto impositivo.

Utilizzo mirato

I piani di controllo delineati dalla norma saranno, necessariamente, altamente selettivi: non è pensabile, infatti, che la numerosità dei controlli possa crescere esponenzialmente soltanto in ragione dell'implementazione, per quanto produttiva possa essere, dell'armamentario del fisco.

Va poi considerato che il primo stadio della selezione dei soggetti, con buona probabilità, dovrà essere caratterizzato da un'analisi del rischio che non può tenere conto dei dati finanziari. Questo sia perché la richiesta di accesso ai dati deve essere rivolta all'organo sovraordinato – direzione regionale o comando regionale, rispettivamente per agenzia delle Entrate e Guardia di finanza – con riferimento al contribuente e con l'evidenza delle motivazioni che la giustificano, sia perché giocare d'anticipo con il monitoraggio di conti e movimentazioni potrebbe anche produrre un buco nell'acqua, laddove l'operato finanziario del contribuente non dovesse prospettare alcuna irregolarità.

C'è da ritenere, quindi, che l'indagine finanziaria appaia sulla scena soltanto successivamente, ossia quando il contribuente è già stato selezionato: da cui la previsione della priorità per i contribuenti «non congrui» e «non coerenti» che, per gli uffici, nella scala dei soggetti meritevoli di controllo fondato sugli studi di settore occupano sempre il primo posto.
 

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