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Indagini bancarie, sì agli automatismi

Nell’accertamento bancario a carico di una Snc a ristretta base familiare l’ufficio può legittimamente riferire alla società le movimentazioni in entrata e in uscita dai conti correnti bancari personali dei soci, senza dover addurre elementi ulteriori rispetto al mero legame familiare e societario. Sono le conclusioni della sentenza 355/45/2016 della Ctr Lombardia.
I contribuenti nel giudizio d’appello hanno eccepito l’illegittimità dell’automatismo applicato dall’ufficio nell’imputazione a ricavi aziendali delle entrate e uscite dai conti bancari dei soci, e documentavano la sussistenza di patrimoni personali preesistenti dei soci, da ciascuno decrementato nel corso degli anni in ragione della decennale mancanza di redditività dell’attività d’impresa. Inoltre hanno sottolineato la non applicabilità della presunzione relativa ai prelievi bancari, contenuta nella seconda parte dell’articolo 32, comma 1, n. 2, del Dpr 600/1973, anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale 228/2014, che ha dichiarato l’illegittimità della norma con riferimento agli accertamenti bancari nei confronti dei lavoratori autonomi. Eccezioni che i giudici della Ctr hanno respinto.
La decisione insiste su una tecnica accertativa molto frequente. Tuttavia la Ctr sembra enucleare un principio di diritto, relativo alla sufficienza del legame familiare e societario a giustificare l’attribuzione delle movimentazioni bancarie dei soci alla società, che non pare aderente con il tenore letterale dell’articolo 32 del Dpr 600/1973.
La norma si riferisce infatti ai conti bancari “intrattenuti” dal contribuente sottoposto al controllo. Per tale ragione, come invero la stessa agenzia delle Entrate ha rimarcato fin dai primi chiarimenti alla normativa sugli accertamenti bancari, i poteri previsti dall’articolo 32 possono sì applicarsi anche a conti correnti di soggetti terzi legati al contribuente ma «a condizione che l’ufficio accertatore dimostri che la titolarità dei rapporti come delle operazioni è “fittizia o comunque è superata”, in relazione alle circostanze del caso concreto, dalla sostanziale imputabilità al contribuente medesimo delle posizioni creditorie e debitorie rilevate dalla documentazione bancaria acquisita» (circolare 32/2006). E così si è espressa anche la Cassazione, riferendosi concordemente agli «altri elementi significativi desunti dalle circostanze del caso concreto», ulteriori rispetto al semplice legame, al fine di attribuire al contribuente accertato i conti bancari di terzi a lui legati (Cassazione 20668/2014).
Rilevante anche l’ulteriore presa di posizione della Ctr che respinge anche l’eccezione di illegittimità dell’attribuzione alla società delle somme prelevate dai conti personali dei soci. La sentenza 228/2014 della Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 32 nella parte in cui prevede(va) che i prelevamenti non giustificati potessero essere accertati quali compensi a carico dei lavoratori autonomi, per i quali vi è «fisiologica promiscuità delle entrate e delle spese professionali e personali». Ebbene se questo è vero, a maggior ragione andrebbe senz’altro ritenuta illegittima l’applicazione della norma a conti correnti personali intestati a terzi soggetti che agiscono come meri privati, neppure dotati di contabilità, come nel caso dei soci persone fisiche.
Ciò riporta l’attenzione sulla necessità che la regola in esame venga completamente abrogata. Per evitare le discriminazioni e gli automatismi di decisioni come quella della giurisprudenza a riguardo.

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