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Indagini bancarie retroattive

Nell’ambito delle verifiche bancarie, le soglie di rilevanza relative ai prelevamenti introdotte dal dl 193/2016 (mille euro giornalieri e 5 mila euro mensili) hanno efficacia retroattiva e si applicano a tutti gli avvisi di accertamento ancora sub judice, seppur emessi in data antecedente rispetto alle modifiche normative.

È quanto afferma la Ctp di Isernia nella sentenza n. 12/01/18, depositata lo scorso 9 gennaio in segreteria.

L’art. 7-quater del dl n. 193/2016 ha apportato una significativa modifica all’articolo 32 del dpr n. 600/73, nella parte che disciplina gli accertamenti basati sulle indagini finanziarie. In particolare, le modifiche hanno introdotto delle limitazioni per quanto concerne i prelevamenti, stabilendo la rilevanza dei soli movimenti «superiori a euro 1.000 giornalieri e, comunque, a euro 5 mila mensili». Di conseguenza, i prelevamenti inferiori a tali soglie non necessitano di giustificazioni.

Sin dall’introduzione della norma, si è discusso sulla eventuale portata retroattiva della stessa, ovvero della sua applicabilità anche agli accertamenti pregressi. In tal senso, l’Agenzia delle entrate ha espresso la propria posizione nella circolare n. 8/E/2017, secondo cui le modifiche non operano per il passato e l’applicabilità interessa soltanto gli accertamenti ancora non notificati alla data del 3 dicembre 2016 (data di entrata in vigore della legge di conversione n. 225 del 2016), mentre per quelli già emessi a tale data resta applicabile la disciplina previgente (nessun limite quantitativo).

Con la sentenza in commento, la Ctp di Isernia contraddice il parere dell’amministrazione finanziaria, osservando che la nuova disposizione contenuta nell’articolo 32 detta una regola di valutazione probatoria che, in quanto tale, è applicabile in tutte le diverse fasi del procedimento tributario: a partire dall’istruttoria, sino a giungere alla valutazione giudiziale e, quindi, al processo tributario. È legittima, dunque, la richiesta del contribuente che, in sede processuale, invoca l’applicazione di tale parametro di valutazione, la cui introduzione è comunque antecedente rispetto al giudizio.

Dunque, conclude la Ctp, non si tratta propriamente di applicazione retroattiva della norma, poiché essa detta una regola che è diretta sia all’Agenzia delle entrate, che la attua in sede di istruttoria e accertamento, sia al giudice tributario, che ne tiene conto in sede giurisdizionale, nell’ambito della valutazione delle prove contrapposte.

Benito Fuoco e Nicola Fuoco

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