Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Indagini bancarie, parola alla difesa

La difesa dalle indagini finanziarie richiede prove adeguate, anche alla luce della circolare 25/E/2014. In questo documento l’Agenzia ribadisce che gli accertamenti bancari sono volti principalmente a ricostruire l’effettiva disponibilità reddituale del soggetto sottoposto a controllo (in linea con la circolare 32/E/2006) e sottolinea che il regime di presunzione relativa stabilito per le risultanze delle indagini finanziarie deve essere applicato dall’ufficio secondo logiche di proporzione e ragionevolezza, con riguardo in particolare ai prelievi.
Per capire a pieno il significato di questa precisazione, va fatto un passo indietro. Secondo le norme di legge (articoli 32, comma 1, Dpr 600/73, e 51, comma 2, Dpr 633/72), la documentazione e i dati relativi sia ai conti bancari sia alle operazioni extra-conto hanno valore di presunzione relativa, a patto che siano stati acquisiti presso gli intermediari finanziari a seguito di indagini finanziarie avviate mediante autorizzazione da parte del Direttore centrale accertamento o regionale delle Entrate o dal comandante regionale della Guardia di Finanza. In sostanza, i dati bancari sono vere e proprie “prove” che, da sole, possono essere poste a base delle rettifiche e degli accertamenti (sintetico, analitico, analitico-induttivo e induttivo).
In particolare, i versamenti non annotati nelle scritture contabili, nonché i prelevamenti di cui il soggetto controllato non abbia indicato l’effettivo beneficiario, sono considerati ricavi o compensi e accertati in capo allo stesso soggetto se il contribuente non dimostra che:
ene ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto a imposta;
rle informazioni raccolte sono irrilevanti ai fini fiscali.
Ai fini delle imposte sui redditi, non è riconosciuta la deducibilità dei costi correlabili ai ricavi non dichiarati, di cui non è stata fornita da parte del contribuente prova certa, nell’ambito dell’accertamento analitico o analitico-induttivo, mentre i “costi neri” (o “costi occulti”) possono essere presi in considerazione, in forma percentuale, solo nelle ipotesi di accertamento induttivo.
Ai fini Iva, invece, i versamenti non giustificati potranno essere contestati come operazioni imponibili, cessioni o prestazioni non contabilizzate, mentre i prelevamenti potranno essere valorizzati come acquisti in nero.
In tale contesto, alla luce delle nuove istruzioni impartite a livello centrale, gli uffici dovranno evitare di applicare le presunzioni relative in maniera automatica, rigida e acritica, dovendo al contrario verificare le giustificazioni del contribuente soprattutto in merito ai prelevamenti. Questo vuol dire che, d’ora in avanti – solo nel caso in cui il contribuente non sia in grado di indicare il beneficiario degli importi prelevati – l’ufficio applicherà in automatico la presunzione relativa, con conseguente “automatica” rilevanza del prelevamento quale ricavo o compenso. Al contrario, in caso di indicazione documentata del beneficiario, i prelevamenti dovrebbero al limite valere come elementi da utilizzare, insieme ad altri elementi precisi e concordanti, per una eventuale ricostruzione del reddito e della base imponibile Iva.
La stessa circolare 25/E raccomanda poi di evitare richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali e/o familiari del contribuente. Una precisazione quanto mai opportuna. Se è vero che la legge non pone limiti quantitativi, è senz’altro discutibile – per quanto legittimo – chiedere conto a un professionista o a un imprenditore, di un prelevamento o di un versamento di 100 euro eseguito quattro o cinque anni prima.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa