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Indagine anche sull’aumento 2011

Nella vicenda Mps, la procura di Siena sta studiando i due aumenti di capitale effettuati dalla Fondazione, principale azionista della banca senese: uno nel 2008 e l’altro nel 2011. Nel primo caso, secondo fonti investigative, Jp Morgan avrebbe avuto un ruolo tutt’altro che secondario. Nel secondo caso, i magistrati hanno avviato un nuovo dossier, dove si ipotizzano i reati di manipolazione del mercato e probabilmente anche di truffa, e all’interno del quale la Fondazione sarebbe vittima.
Per quanto riguarda la ricapitalizzazione da 6 miliardi avvenuta nel 2008, finalizzata all’acquisto per 9,3 miliardi di Antonveneta, la Fondazione Mps sottoscrisse l’operazione e si indebitò per acquistare metà di quel miliardo di Fresh (obbligazioni convertibili in azioni) emesso e collocato da Jp Morgan. Il contratto è ancora allo studio dei procuratori Nastasi, Natalini e Grosso, che stanno evidenziando anomalie sul fatto che un insolito accordo tra le parti desse dei vantaggi a qualche sottoscrittore, probabilmente senza comunicazione alle autorità di vigilanza. Si è parlato a questo proposito di una «indemnity side letter», di cui però i vertici della Fondazione dicono di non averne mai vista copia. E in effetti questa lettera probabilmente non sarebbe servita a tutelare la Fondazione, ma altri investitori, ancora da chiarire. Per quanto riguarda invece il ruolo di Jp Morgan, per la procura di Siena, i vertici bancari, almeno nella sua sede londinese, erano al corrente di questo documento che creava una corsia preferenziale per qualcuno, e ne avrebbe conosciuto anche i contenuti.
Fonti finanziarie sostengono al contrario che Jp Morgan non ne sapesse niente, mentre invece sarebbe stata messa al corrente – senza però esserne parte in causa – di un accordo tra Mps e Bank of New York firmato nel 2009, all’indomani della modifica del regolamento sui Fresh richiesto da Bankitalia, che impone per questo tipo di titoli il pagamento degli interessi solo nel caso in cui vengano distribuiti i dividendi.
Inoltre il secondo filone di indagine sull’indebitamento della Fondazione. Sotto la lente della procura stavolta c’è l’anno 2011, quando Mps fece un nuovo aumento di capitale per 2,15 miliardi, dopo quello da 6 miliardi del 2008. La Fondazione vi partecipò nuovamente, e aggiunse così al debito di 490 milioni contratto tre anni prima altri 600 milioni, nei confronti di un pool di undici banche tra cui Mediobanca e Credit Suisse. L’operazione ebbe l’ok del ministero del Tesoro.
Le banche creditrici della Fondazione ebbero azioni Mps in pegno, da rimodulare in base all’andamento del titolo, con la clausola che se il titolo fosse sceso al di sotto di 0,19 euro avrebbero potuto escuterle e rivenderle. Il titolo a novembre 2011 scese in effetti a questa soglia minima. Poi il titolo raddoppiò il suo valore pochi mesi dopo, nel febbraio 2012. In tutto questo strano percorso, secondo la procura di Siena la Fondazione potrebbe essere stata vittima di una manipolazione del mercato (e forse anche di truffa).

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