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Indagata la famiglia Porsche per manipolazione del mercato

BERLINO — Non sono sempre e solo vip italiani ad avere problemi con la giustizia, a volte capita anche in Germania. Secondo quanto hanno scritto ieri la Sueddeutsche ZeitungeDer Tagesspiegel, tutti i discendenti del casato Porsche, incluso Ferdinand Piech, cioè l’uomo forte del colosso automobilistico Volkswagen, sono indagati dalla magistratura di Stoccarda. Il sospetto è quello di tentativo di manipolazione dei mercati. I fatti risalgono al 2008, quando Porsche tentò la scalata a Volkswagen, per poi subire un’inversione dei ruoli e diventare da predatore la preda.
Il passato, osservava il quotidiano liberal di Monaco, sembra quasi volersi vendicare dei successi trionfali del presente (Volkswagen è il terzo gruppo mondiale dell’auto e punta a diventare il numero uno sorpassando al più presto Toyota e General Motors). L’indagine coinvolge in tutto tredici persone, cioè tutti gli allora membri del consiglio di sorveglianza della Porsche SE. Cinque di loro sono membri della famiglia Porsche. Il più famoso e potente di tutti è l’infaticabile 75enne Ferdinand Piech, ora presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo Volkswagen. Poi nella lista fornita dai giornali (in base a loro fonti, cioè la lista non è stata resa pubblica ufficialmente dalla magistratura) compaiono suo cugino Wolfgang Porsche, presidente del consiglio di sorveglianza della casa sportiva di Zuffenhausen. Sono tutti discendenti del leggendario ingegner Ferdinand Porsche, il geniale e spregiudicato imprenditore che, acquistando prototipi e brevetti nella Cecoslovacchia allora sesta potenza industriale del mondo e silicon valley d’Europa, negli anni Trenta inventò il Maggiolino e il motore boxer a cilindri orizzontali contrapposti. Leggiamo anche i nomi di Hans Michel Piech, di Ferdinand Oliver Porsche e di Hans-Peter Porsche.
L’inchiesta investe comunque anche altre personalità, dal potente leader sindacale in Porsche, Uwe Hueck, all’ex numero uno di Henkel, Ulrich Lehner. Il sospetto è che nel 2008 il vertice di Porsche abbia tentato di nascondere all’opinione pubblica il piano di scalata a Volkswagen di cui Zuffenhausen voleva rilevare oltre il 75% del pacchetto. Si parla di possibili interrogatori, non ancora di perquisizioni. Il reato di tentativo di manipolazione dei mercati è punito dai codici tedeschi con pene detentive fino ai tre anni e nove mesi.

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