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Incubo Grexit, volano gli spread

L’Eurogruppo di giovedì 18 giugno viene considerato l’ultima occasione buona per chiudere un accordo tra la Grecia e i suoi creditori. Ma forse sarà un’ultima occasione sprecata visto il fallimento dei colloqui preparatori di domenica. Tra Atene e i creditori la distanza resta tanta mentre pochissimo è il tempo a disposizione per trattare: nelle casse di Atene non ci sono soldi e il 30 di giugno andranno a scadenza debiti al Fondo monetario internazionale per 1,6 miliardi di euro. Un primo macigno a cui seguiranno rimborsi per circa 7 miliardi dovuti alla Bce tra luglio ed agosto. 
Messe da parte le illusioni di un accordo last minute ieri i mercati hanno fatto un bagno di realismo iniziando a mettere in conto quanto finora considerato improbabile: un default della Grecia. Scenario da incubo che penalizza in primo luogo la Borsa di Atene (-4,6%) e i titoli di Stato greci (il tasso a due anni è balzato al 28,5% mentre il decennale ha chiuso al 12,2% con un incremento di circa l’1%) ma non solo. Azioni e titoli di Stato in tutta Europa hanno subito pesantemente il contraccolpo dell’ennesimo stop alle trattative. La Borsa di Milano ha perso il 2,4% frenata dai titoli del credito (-3,57% l’indice Ftse Italia Banche), Madrid l’1,71%, Francoforte l’1,89%, Parigi l’1,75% mentre Londra ha registrato un ribasso dell’1,10 per cento. I n una sola seduta i listini continentali hanno «bruciato» 172 miliardi di euro di capitalizzazione.
Sul fronte obbligazionario il tasso del BTp a 10 anni si è impennato fino a un massimo del 2,42% (su livelli di ottobre) per chiudere al 2,36% e le vendite hanno penalizzato anche gli altri titoli dei Paesi periferici come quelli di Spagna (i Bonos hanno chiuso al 2,41%) e Portogallo (3,26%). Secondo il copione della “fuga dal rischio” (in gergo “fly to quality”) molto in voga negli anni più critici della crisi dell’euro ieri gli investitori si sono “rifugiati” nei titoli tedeschi. Il tasso del Bund, che settimana scorsa aveva superato l’1% ieri ha chiuso allo 0,83 per cento. Il trend divergente dei tassi tra Germania e Paesi periferici ha avuto il risultato di far risalire gli spread. Nel corso della seduta quello tra Bund e BTp ha superato la soglia dei 163 punti come non accadeva da novembre dello scorso anno. A fine seduta il saldo del differenziale Italia-Germania si è attestato a quota 153 punti.
Forti oscillazioni per l’euro la cui volatilità, segnala Bloomberg, è ai massimi da dicembre 2011. In mattinata la moneta unica ha toccato un minimo a 1,119 dollari per poi è risalire oltre 1,12. Al cambio di rotta hanno contribuito le parole di Mario Draghi che, nel corso della sua audizione all’Europarlamento, ha assicurato che l’Unione monetaria ha tutti gli strumenti per gestire un’eventuale uscita di Atene dall’euro. Almeno nel breve termine. Per quanto riguarda le conseguenze nel medio e lungo termine “Grexit” il governatore ha invece ammesso che «si entrerebbe in acque inesplorate» e questo impedisce di prevedere le conseguenze. Di certo l’uscita di Atene metterebbe una seria ipoteca sull’irreversibilità della moneta unica, dogma su cui lo stesso presidente della Bce ha costruito buona parte della sua credibilità. Oltre al capitale di fiducia ci sono poi i soldi veri: 52,9 miliardi di prestiti bilaterali erogati direttamente dai Paesi dell’area euro e i 141,8 prestati indirettamente tramite il Fondo salva Stati. C’è poi l’Fmi che ha prestato 21,1 miliardi. La Bce è esposta per 27 miliardi verso Atene e per oltre 100 miliardi verso il sistema bancario greco attraverso operazioni di rifinanziamento ordinarie e d’emergenza. Tanti motivi per cui c’è da sperare che all’Eurogruppo di giovedì si trovi un’intesa. O qualcosa di simile.

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