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Incrinato il patto Car di Ubi Banca: Cattolica ora dice sì all’offerta Intesa

Cattolica Assicurazioni dice sì a Intesa. Il gruppo assicurativo, al termine di un lungo Cda tenutosi ieri, ha deliberato l’adesione all’Ops lanciata da Intesa Sanpaolo sulle azioni Ubi. Il board ha dato disco verde all’unanimità, valutando «il proprio interesse» alla luce «sia delle autorizzazioni di vigilanza ottenute dall’offerente, sia del comunicato dell’emittente, sia ancora dell’andamento del mercato».

Servirà tempo per capire se quella di Cattolica, che detiene l’1% di Ubi, è una mossa che può spaccare del tutto il principale patto di azionisti di Ubi Banca, che da subito si è detto contrario all’Ops di Ca’ de Sass e di cui l’assicurazione fa formalmente parte. E se tale adesione potrà provocare altre defezioni nel patto che formalmente coagula il 19% dell’ex popolare.

Il mercato guarda anzitutto alle decisioni di un altro socio pesante del Car come la Fondazione Banca Monte di Lombardia (Fbml). L’ente di Pavia è socio sì di Ubi con il 3,9%, ma a sua volta è anche il secondo azionista di Cattolica Assicurazioni, di cui detiene il 3,16%. Difficile che l’ente di Pavia con una mano (tramite Cattolica) dica sì all’Ops e con l’altra (direttamente in Ubi) si esprima per il “no”. Il presidente di Fbml Aldo Poli, al Sole 24Ore, nei giorni scorsi si era detto aperto a «valutare e studiare i termini (dell’offerta di Intesa, ndr). Ciò che ci interessa è la tutela del territorio e la valorizzazione dell’investimento». Parole che sono state lette come segnale di disgelo nei confronti del gruppo guidato da Carlo Messina. Questa settimana la fondazione lombarda si riunirà per fare il punto sull’offerta, e si capirà se vorrà uscire allo scoperto oppure se prenderà nuovamente tempo. Del resto, il termine per aderire all’Ops è il 28 luglio, e non è da escludere che si voglia attendere gli ultimi giorni.

Più coperta, ma comunque da monitorare per le possibili sorprese, è la posizione della fondazione Cr Cuneo, primo socio del Car, nonchè primo azionista di Ubi (5,9%). Schieratosi da subito contro l’Ops, l’Ente guidato da Giandomenico Genta la scorsa settimana ha ascoltato l’advisor SocGen (lo stesso di Pavia), affermando di voler approfondire i termini dell’offerta.

Di certo, per quanto fosse nell’aria negli ultimi giorni, la mossa di Cattolica rappresenta un’inversione a U rispetto alle posizioni iniziali. Lo scorso febbraio, dopo aver mantenuto a lungo una partecipazione attorno allo 0,5%, il gruppo assicurativo aveva deciso di incrementare la partecipazione in Ubi proprio in coincidenza con il lancio dell’Ops di Intesa, tanto da arrivare nel giro di due settimane all’1,01%, quota superiore alla soglia dell’1% necessaria per entrare nel Car. In quel momento gli acquisti erano stati letti come gesto difensivo, nel tentativo di rafforzare il fronte anti-Intesa, anche perché Cattolica è partner assicurativo di Ubi, con un contratto in scadenza nel 2020.

Lo scoppio della pandemia, e il peggioramento della salute finanziaria, hanno però ribaltato lo scenario per Cattolica. E hanno spalancando le porte all’intervento del “cavaliere bianco” Generali, che inietterà 300 milioni una volta che l’assicurazione si sarà trasformata in Spa (l’assemblea è fissata per il 31 luglio). In questa operazione, applaudita anche ieri dai vertici di Cattolica, un ruolo decisivo lo ha avuto il primo azionista di Generali, Mediobanca, che nella partita Intesa-Ubi è advisor “principe” di Ca’ de Sass. La scelta di Cattolica è «probabilmente motivata da ragioni che non sono comuni a quelli della generalità degli azionisti di Ubi», dicevano ieri fonti vicine al Car.

Si vedrà. Intesa come noto punta almeno al 50% più uno delle azioni Ubi, e la strada da percorrere è lunga. A ieri, avvio della seconda settimana di adesione, le azioni apportate all’Ops ammontano all’1,359% del capitale di Ubi.

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