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Incontro a quattro per l’Ucraina

I leader di Germania, Francia, Russia e Ucraina si incontreranno mercoledì a Minsk, capitale della Bielorussia, per discutere un possibile piano di pace, o almeno di stop al conflitto armato, riguardante le regioni orientali dell’Ucraina. La notizia è stata data ieri, dopo che tra Mosca da un lato e Berlino e Parigi dall’altro, c’è stata «una lunga telefonata», secondo un portavoce del governo tedesco. «Continuiamo a lavorare — ha aggiunto — per arrivare a un pacchetto di misure» concrete «in vista di un regolamento globale del conflitto». Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha detto di aspettarsi dall’incontro «un cessate il fuoco repentino e senza condizioni». 
Prima dell’appuntamento a Minsk — organizzato sul cosiddetto «Formato Normandia» dei quattro Paesi al quale si aggiungeranno rappresentanti dei ribelli filorussi in Ucraina e dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa — la cancelliera tedesca Angela Merkel incontrerà, già oggi a Washington, il presidente americano Barack Obama. Lo farà nella veste di presidente di turno del G7 (andrà anche in Canada) e fonti del governo di Berlino si aspettano che le discussioni siano in buona parte centrate sulla questione ucraina (anche se non solo) in vista del vertice dei Sette di giugno in Germania.
Negli ultimi giorni, sono venute alla luce opinioni diverse tra la signora Merkel e molti esponenti politici americani su come rispondere a quella che, sia l’una che gli altri, ritengono un’aggressione da parte della Russia di Vladimir Putin. Mentre negli Stati Uniti si propende per mandare qualche tipo di armamento difensivo a Kiev — lo ha fatto capire anche il vicepresidente Joe Biden sabato, durante una conferenza a Monaco, anche se Obama per ora è prudente — la cancelliera si dice contraria a un passo che, a suo avviso, significherebbe una escalation inutile e pericolosa del conflitto.
Obama e Merkel si confronteranno su questo. Ma con ogni probabilità tenderanno a dare un’impressione di unità al loro incontro. «Rimarremo uniti?», si è chiesto ieri, sempre a Monaco, il segretario di Stato americano John Kerry. «La risposta è assolutamente, positivamente, inequivocabilmente siamo uniti, rimarremo uniti», ha assicurato.
Qualche problema in più potrebbe invece venire dal versante russo. Il presidente Putin ha detto che l’incontro di mercoledì ci sarà se, entro allora, «riusciamo a metterci d’accordo su un certo numero di punti». Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha invece preferito sottolineare il fatto che «la maggior parte dei Paesi europei» è contraria all’invio di armi al governo di Kiev. E ha parlato di «conseguenze imprevedibili» che minerebbero «gli sforzi per una soluzione politica», se ciò avvenisse. Anche Germania e Francia, però, cercano di dare un’idea di unità d’intenti dopo che Frau Merkel e il presidente François Hollande hanno incontrato Putin al Cremlino, venerdì sera, con l’accordo tacito di Washington. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha detto ieri che «quello che cercano Germania e Francia non è una pace sulla carta ma sul terreno».
I contenuti sui quali si cercherà un accordo a Minsk non sono ancora chiari. Una fonte americana ha detto che il piano franco-tedesco prevede una maggiore autonomia dei territori dell’Ucraina dell’Est controllati dai ribelli filorussi rispetto all’accordo del settembre scorso, firmato sempre nella capitale bielorussa. E lo stesso Hollande ha detto che si potrebbe pensare a una fascia demilitarizzata lungo il nuovo «confine» imposto dall’avanzata dei separatisti nelle ultime settimane.
Resterebbero aperti altri punti di disaccordo: lo status dei territori controllati dalle milizie vicine a Mosca, il controllo dei confini. Oggi, comunque, i lavori di preparazione del vertice andranno avanti. In un clima non facile non solo sul piano diplomatico ma anche sul terreno: ieri, ci sarebbero stati nuovi e massicci combattimenti vicino al nodo ferroviario di Debaltsevo, secondo l’agenzia di stampa Reuters .
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