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«Incompatibili pressione fiscale e crescita»

La messa in sicurezza del bilancio pubblico, prima azione intrapresa dal governo Monti con il decreto «Salva Italia», ha prodotto «un innalzamento della pressione fiscale a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta». Arriva alla 17esima pagina delle Considerazioni finali il passaggio che produce i primi titoli forti sul web e che sarà poi ripreso da tutti i telegiornali. Secondo gli ultimi dati Istat siamo a quota 42,5% del Pil, più o meno gli stessi livelli pre-crisi, un paio di punti in più rispetto a dieci anni fa.
Dice il Governatore Ignazio Visco che l’inasprimento non può che essere «temporaneo». E che ora la sfida si sposta: «Occorre trovare, oltre a più ampi recuperi di evasione, tagli di spesa che compensino il necessario ridimensionamento del peso fiscale». Una sfida che l’esecutivo ha preso sul serio, stando alle stime fatte circolare proprio in questi giorni. Sul fronte della lotta all’evasione fiscale, l’obiettivo 2012 della sola Agenzia delle Entrate è di 10 miliardi di incassi (+15% rispetto al 2011) mentre sulla spesa l’impegno preso è per un taglio di 4,2 miliardi sulle uscite correnti da garantire come primo risultato della spending review. Quest’ultimo target è particolarmente sensibile perché ad esso è legata la conferma in autunno delle attuali aliquote Iva, evitando così il già programmato aumento dal 10 al 12% e dal 21 al 23 per cento.
Dalle Considerazioni alle analisi, più dettagliate, della Relazione, emerge che la pressione fiscale in Italia, l’anno passato, è stata di 2,3 punti percentuali superiore rispetto alle medie degli altri Paesi dell’area euro. L’indicatore, che comprende oltre al carico tributario su società e persone anche gli oneri della contribuzione obbligatoria, è andato aumentando di 1,5 punti negli ultimi dieci anni, a fronte di una flessione o una sostanziale stabilità negli altri maggiori Paesi europei (-0,4, -1,9, 0,5 e 0,2 rispettivamente in Germania, Spagna, Francia e Regno Unito).
Sempre dalla Relazione arrivano conferme amare sul primato italiano del carico fiscale sulle imprese: «Nel 2012 l’aliquota legale inclusiva dell’Irap (31,4 per cento) è superiore di oltre un punto a quella media degli altri quattro maggiori Paesi europei e di oltre sei punti alla media degli altri paesi dell’area dell’euro».
Discorso diverso per il cuneo fiscale. Bankitalia fa propri i calcoli messi a punto annualmente dall’Ocse considerando, per alcune figure tipo, la struttura dell’imposta (aliquote e detrazioni), quella degli assegni familiari e dei contributi sociali. E conferma che l’Italia non è la prima in classifica ma che lo svantaggio è forte: «Nel 2011 il cuneo fiscale di un lavoratore celibe senza carichi familiari con un reddito uguale a quello medio di un lavoratore a tempo pieno nell’industria è stato pari in Italia al 47,6 per cento del costo del lavoro, superiore di 5,5 punti a quello medio degli altri Paesi europei ma inferiore ai livelli registrati in Germania (49,8), Francia (49,4) e Austria (48,4)». La differenza cresce al 9% nel caso di un lavoratore con coniuge e due figli a carico: «In questo caso il cuneo fiscale è stato pari al 38,6 per cento del costo del lavoro; il cuneo è risultato superiore solo in Francia (42,3) e in Belgio (40,3)». Numeri non nuovi ma che assumono un peso ancor più forte dopo la sottolineatura del Governatore e alla luce degli obiettivi di finanza pubblica che il Governo è impegnato ad assicurare. In questa prospettiva, va letta la prima indicazione di policy del Governatore, vale a dire gli auspicati «più ampi recuperi» dalla lotta all’evasione. In un Paese la cui spesa per interessi sul debito sarà quest’anno pari al 5,3% del Pil (5,4% l’anno prossimo), nella Relazione di Bankitalia si ricorda che l’Agenzia delle Entrate ha calcolato in aprile come nel 2010, per la sola Iva, la base imponibile non dichiarata risultava ancora pari al 15% del Pil, mentre l’imposta evasa è scesa al 27,7 per cento del gettito potenziale, dal 34,4 del 2006 e il 30,3 del 2009; dati in linea con quelli sull’Irap, visto che nella media del triennio 2007-2009, la base imponibile evasa è stata pari al 21,6% del potenziale.

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