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Incompatibile ma retribuito

Responsabilità professionisti: l’attività svolta dall’avvocato in situazioni di incompatibilità va comunque retribuita. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 23186/2018, intervenendo sul ricorso di una donna avverso la decisione di merito che la vedeva soccombente rispetto alla domanda di risoluzione del mandato professionale ed alla ulteriore condanna del legale alla restituzione della somma versata. In particolare, secondo i giudici di merito la duplicazione dell’attività (e quindi dei costi), dedotta in giudizio, poteva ascriversi alla sola fase di studio della controversia dal momento che il libero professionista aveva svolto «validamente la fase relativa alla redazione dell’atto introduttivo» nelle questioni per le quali aveva ricevuto il mandato: per cui nonostante il comportamento «inadempiente» non poteva dirsi integrata la nullità del contratto d’opera professionale, con la conseguenza che l’attività svolta andava remunerata «nei limiti» in cui era tornata utile al cliente. La violazione di norme deontologiche, continuano i giudici della III sezione civile confermando la correttezza del ragionamento in sede di appello, se ha sempre un rilievo di tipo disciplinare, «non dà luogo di per sé all’illiceità della prestazione o ad altre cause di nullità del contratto di mandato tra professionista e cliente». Sicuramente sarà diversa la gravità della violazione deontologica; la sua rilevanza sia sotto il profilo disciplinare che sotto quello della validità o meno dell’attività svolta, ma «non comporta in ogni caso la nullità di tutta l’attività svolta e la conseguente non remunerabilità delle relative prestazioni». Se ne deduce che, nel caso di specie, una volta accertato che l’inadempimento non aveva avuto portata tale da «travolgere tutto il rapporto e tutte le prestazioni eseguite», bisognava retribuire «solo» l’attività utilmente prestata (quindi di redazione dell’atto giudiziario), in quanto la «residua attività professionale (di studio della controversia), dovendo essere rinnovata da parte del nuovo professionista avrebbe comportato una duplicazione delle spese per la parte.Hanno quindi rigettato il ricorso e compensato le spese.

Adelaide Caravaglios

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