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Incognita greca, Borse in altalena

«C’è la possibilità che un accordo sulla Grecia sia raggiunto lunedì prossimo» ha detto ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel. Le sue parole hanno rassicurato i mercati, reduci da una mattinata nervosa segnata dalla notizia del mancato accordo sugli aiuti alla Grecia. Il comunicato dell’Eurogruppo è arrivato nella notte provocando, nell’immediato, una rallentamento delle Borse asiatiche (che hanno comunque chiuso in rialzo) e una brusca flessione dell’euro-dollaro sceso, nel giro di pochi minuti, da 1,28 a un minimo di 1,2736.
Le quotazioni della moneta unica, così come quelle dei listini europei, sono rimaste relativamente deboli fino a metà seduta, salvo poi prendere la via del rialzo dopo le parole della cancelliera Merkel, aiutate in questo anche dai dati sui sussidi di disoccupazione negli Usa, migliori del previsto. A chiusura di contrattazioni, il saldo dei listini europei è così positivo: +0,82% Piazza Affari; +0,44% Parigi; +0,35% Madrid. Positiva anche la chiusura della Borsa di Atene che ha guadagnato l’1,10 per cento. Meno brillante la performance di Londra (+0,07%) e Francoforte (+0,16%). Sulla stessa linea Wall Street dove tuttavia i volumi di scambio sono stati sotto la media per la festività del Thanksgiving (oggi la Borsa americana sarà chiusa).
Spread in calo
Lo stesso copione si è visto sui mercati obbligazionari. Dopo una mattinata nervosa, segnata dal mancato accordo su Atene, gli spread dei Paesi periferici sono tornati a scendere, come già avevano fatto martedì. Il differenziale di rendimento tra i Bund e BTp decennali è passato così da 346 a 341 punti. Ancora più marcato è stato il calo del differenziale spagnolo che ieri si è ridotto di 20 punti chiudendo a 427. Per contro sono proseguite le vendite su titoli francesi, che già martedì avevano sofferto il downgrade di Moody’s, e tedeschi. Ieri i tassi sul Bund a dieci anni sono risaliti ulteriormente attestandosi all’1,432 per cento. Un’impennata che tuttavia non ha influito sul risultato dell’asta dei Bund a dieci anni che ha visto i rendimenti scendere all’1,40% (dall’1,56% del l’analoga asta del 24 ottobre scorso) con una domanda sostenuta: 4,908 miliardi di euro, oltre il target massimo di offerta di 4 miliardi.
Lo stallo sulla Grecia
I mercati per il momento sembrano dare fiducia ai vertici dell’Area euro sullo sblocco dell’impasse greca. E questo nonostante le posizioni delle parti in campo restino profondamente distanti. Non tanto sul’erogazione della nuova tranche di aiuti, data per scontata, quanto sulle misure per per rendere più sostenibile il debito di Atene che, complice la pesante recessione di questi anni, è salito al 176% del Pil. Per riportarlo a livelli più gestibili (l’obiettivo è il 120%) il Fondo monetario internazionale preme per una soluzione radicale attraverso la cancellazione di parte dei prestiti bilaterali (il cosiddetto haircut) da parte dei governi europei. Linea che invece è fortemente osteggiata da Berlino che vuole mettere in campo una serie di misure (dal taglio degli interessi al riacquisto del debito da parte del fondo Salva-Stati) per evitare ulteriori esborsi o perdite sui fondi già erogati, da evitare a tutti i costi, specie in vista delle elezioni federali del prossimo anno.

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