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Incognita fiscale sulle donazioni

Il disegno di legge delega per il Terzo settore è appena approdato al Parlamento e già appare chiaro che, tra i diversi aspetti di innovazione, quello sulla fiscalità sarà il più delicato e, forse, decisivo. In particolare, anche alla luce del dibattito estivo, il tema della razionalizzazione e semplificazione dei regimi di deducibilità e detraibilità per le donazioni è al centro dell’attenzione. Ad oggi, infatti, i regimi che consentono un risparmio fiscale sono parecchi e proprio a causa della loro numerosità e complessità non consentono ai donatori di ottenere facilmente la deduzione o detrazione.
Le persone fisiche, ad esempio, possono ottenere una consistente riduzione d’imposta se donano alle Onlus o ad altre tipologie di enti utilizzando la legge «Più dai meno versi» (art. 14, Dl n.35/05), norma che permette di portare in deduzione la donazione nel limite del 10% del reddito dichiarato, fino a un massimo di 70mila euro. Questa norma vale anche per le donazioni effettuate da aziende. Ma una delle condizioni di legge consiste nel fatto che l’ente tenga scritture contabili che le consentano di poter redigere un vero e proprio bilancio (completo quindi di stato patrimoniale e conto economico), non bastando un semplice rendiconto di cassa, come utilizzato invece dalla maggior parte degli enti di piccola dimensione.
Le Onlus, in alternativa, possono far detrarre alle persone fisiche il 26% delle erogazioni liberali (aliquota per l’anno in corso, in aumento rispetto al 24% del 2013) fino a un massimo di donazione di 2.065 euro. Le associazioni di promozione sociale devono anch’essere far ripiegare i propri donatori – persone fisiche – verso una detrazione (questa volta al 19%), sempre con il limite di 2.065 euro.
Inoltre, le associazioni di promozione sociale sono soggette a un altro limite. L’uso della legge «Più dai meno versi» è consentito alle sole organizzazioni nazionali e alle loro articolazioni locali, sempre che queste siano state “certificate” dalle nazionali come conformi alla legge n.383/00.
La ricerca scientifica, poi, è anch’essa premiata dal Fisco, ma può far agevolare il donatore (persona fisica e azienda) sempre con la «Più dai meno versi» solo se l’ente si è iscritto in un elenco speciale prodotto ogni due anni attraverso un Dpcm. Il cittadino ha difficoltà a sapere quali sono gli enti iscritti ad oggi in questo elenco, in quanto esso compare soltanto nella Gazzetta Ufficiale, mentre i siti dei ministeri riportano liste non aggiornate. Inoltre, contemporaneamente alla promulgazione del suddetto elenco, ne viene approvato un altro che interessa solo le aziende e la possibilità – davvero notevole – di dedursi senza limiti le erogazioni versate a favore di enti di ricerca, che non sono necessariamente gli stessi riportati nel primo elenco. Questo secondo decreto riporta la stessa data di promulgazione del primo e risulta quindi elevato il rischio di confusione.
Da quanto fin qui esposto risulta chiaro come il primo e principale obiettivo della riforma non possa che essere una sostanziale semplificazione. Il legislatore dovrebbe per prima cosa chiedersi come un donatore possa avere la certezza che un ente (Onlus, Aps, fondazione) abbia una determinata qualifica giuridico fiscale. La soluzione, prospettata anche nel disegno di legge delega, è di riunire gli oltre 300 elenchi attualmente esistenti, gestiti da Prefetture, direzioni regionali delle Entrate, regioni e province, in un unico registro detenuto da un soggetto che, come già sappiamo dalla delega, non sarà un’Authority, ma una ben più modesta “struttura di missione”. L’assegnazione di un numero identificativo unico a ogni ente consentirebbe, come succede in Gran Bretagna da anni, sia alle amministrazioni che ai cittadini di ottenere informazioni complete sulla tipologia di organizzazione o sulla legge ad essa applicabile.

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