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Incognita cause su Tim Brasil

Tim Brasil come Parmalat? Una preda con tanta cassa in pancia? È l’evento improbabile, ma possibile, che si verificherebbe se il socio di minoranza di Tim Participaçoes, la JVCO di Nelson Tanure – l’ex proprietario di Intelig, conferita anni fa alla controllata carioca di Telecom Italia – vincesse la causa intentata contro il gruppo tricolore per “abuso di posizione di controllo”. Una causa che, secondo la legge brasiliana, può essere intentata da qualsiasi azionista a favore della società partecipata. Nella fattispecie, se Tanure la spuntasse, l’indennizzo (che toccherebbe al giudice quantificare) non finirebbe nelle sue tasche, ma direttamente nelle casse di Tim Part (holding di Tim Brasil) e a pagare sarebbe l’azionista di maggioranza che controlla il 67% del capitale.
La denuncia si basa principalmente sul ruolo giocato da Luca Luciani, il manager che era stato messo a capo della partecipata brasiliana quando in Italia era già aperta l’indagine sulle Sim fasulle per la quale è stato poi costretto alle dimissioni. La tesi della parte che ha promosso l’azione è che sarebbe stata violata la legge brasiliana che prevede il principio dell’affidabilità dei manager posti a capo delle aziende e che delle indagini in corso in Italia non era stato informato il mercato dove Tim è quotata. Tecnicamente, si tratterebbe della violazione dell’articolo 117 della legge societaria brasiliana dove si richiama come comportamento censurabile «nominare un amministratore che è manifestamente inadatto, moralmente o tecnicamente», e «mancare di esaminare una denuncia che si sappia o si dovrebbe sapere accurata, o nel caso in cui ci sia giustificato sospetto a riguardo di un’irregolarità». Tanto più che la serie di manager coinvolta in scandali, è la denuncia del socio locale, parte da lontano e cioè dal 2001 con Gianni Grisendi. Ma a carico di Luciani la dose è rincarata per l’aggressiva strategia commerciale seguita che, secondo il reclamo di Tanure, si sarebbe tradotta in seri problemi sulla qualità del servizio fornito, provocando anche la sospensione temporanea dell’acquisizione di nuovi clienti da parte dell’Anatel (l’authority delle tlc) in 19 Stati della Federazione. Morale: secondo il promotore dell’azione legale l’entità del danno può essere rappresentata dal deprezzamento del valore borsitico della compagnia che dall’aprile all’ottobre del 2012 ha perso più del 40%, l’equivalente di 2 miliardi di euro.
Una causa che potrebbe suonare velleitaria (è la quinta intentata da Tanure che finora non ha avuto successo), se non fosse che piove in un momento delicato per la partecipata brasiliana di Telecom, tuttora a rischio di finire spartita tra i concorrenti su piazza, tra cui il gruppo nazionale Oi-Brasil Telecom. Il 18 settembre il dipartimento di giustizia brasiliano ha notificato l’atto di citazione a Telecom in Italia. La risposta dovrebbe arrivare alla fine di ottobre e il processo potrebbe quindi iniziare tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre. Giusto in tempo per aggiungere un po’ di polemiche allo scrutinio del nuovo patto Telco, con l’aumento del peso di Telefonica, che dovrà ripassare al vaglio delle autorità brasiliane.

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