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Incognita Brexit per la sponda inglese del matrimonio Psa-Opel

«Brexit potrebbe risolversi in un’opportunità per Psa e Vauxhall, l’occasione per sviluppare una linea di fornitori con una struttura di costi ancorata alla sterlina». Questo il senso del messaggio che Carlos Tavares ha voluto mandare al governo e ai lavoratori del Regno Unito dove la Opel si chiama appunto Vauxhall e occupa 4.500 persone nelle catene di montaggio (senza considerare la rete commerciale) degli impianti di Luton ed Ellesmore Porte, confermandosi, dopo la Spagna e ovviamente la Germania, snodo produttivo centrale per il gruppo.
Le parole di Tavares basteranno a tranquillizzare un Paese che su una scommessa politica si gioca il pezzo più smagliante della sua manifattura? Il ministro dell’Industria Greg Clark si è detto «cautamente ottimista» sull’impatto nel Regno Unito dell’operazione di Psa su GM in Europa. L’automotive è anello importante dell’industria britannica, con 169 mila addetti e 1,3 milioni di mezzi esportati, ma è anche la più esposta – con quella dei servizi finanziari – ai rischi di un conflitto commerciale anglo-europeo. Ecco perché il governo di Theresa May insiste per sviluppare una supply chain locale, in sterlina, capace magari di bilanciare gli squilibri industriali del Paese, rendendolo meno dipendente dall’interscambio, ma anche dal banking. Le parole di Carlo Tavares vanno in quella direzione, ma Theresa May domenica aveva cercato rassicurazioni anche da Mary Barra, ceo di GM, nella speranza di vedere riconfermati tutti gli impegni dinnanzi alla ristrutturazione che il gruppo francese acquirente farà. Len Mc Cluskey segretario generale di Unite, potente Union britannica, ha espresso un invito esplicito a Theresa May. «Il nostro governo – ha detto – dovrà sedere al tavolo al fianco di francesi e tedeschi per difendere l’occupazione». Effetti indotti della Brexit, permettendo. E, secondo l’ex ministro dell’industria, il LibDem Vince Cable, il divorzio anglo-europeo non lascerà spazio, in attesa che il progetto immaginato da Carlos Tavares, sulle orme autarchiche del nuovo trend britannico, possa davvero prendere forma. Il problema non è l’addio all’Unione, ma quello al mercato interno e all’unione doganale. «I componenti dell’industria automobilistica – ha ricordato Vince Cable – incrociano ripetutamente le frontiere europee e dopo Brexit sbatteranno contro dogane e dazi. Per Vauxhall che esporta l’80% della produzione è un problema particolare». Resta da vedere che cosa Theresa May saprà mettere sul tavolo per arrotondare le asperità dell’addio britannico che minaccia di mettere in fuga tanto i bankers quanto i manager dell’auto.

Leonardo Maisano

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