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Inchiodati dal patronage Scoperto da rifondere

Occhio a garantire in banca in favore di qualcuno. La comunicazione della società controllante alla banca che dai toni suona come manleva nei confronti della controllata può ben essere inquadrata come lettera di patronage: in caso di inadempimento, dunque, il garante si libera dall’obbligo di risarcimento soltanto con una prova molto rigorosa, cioè dimostrando che la prestazione è divenuta impossibile per motivi non imputabili a lui. È quanto emerge dalla sentenza 16259/12, pubblicata il 25 settembre dalla terza sezione civile della Cassazione.

Oggetto e funzione

Altro che «interposizione di buoni uffici», priva di effetti giuridici per la promettente.

Il verdetto di primo grado è rovesciato e ora risulta confermata la valutazione secondo cui la lettera inviata dalla società alla banca non costituisce affatto una mera dichiarazione d’intenti senza alcun valore. La missiva, per il suo inequivocabile tenore, configura invece una vera e propria obbligazione di garanzia atipica che fa scattare la responsabilità del garante nei confronti del garantito: «Faremo in modo che l’azienda X (società di cui la controllata è una dei sovventori, ndr) possa regolarmente adempiere gli impegni assunti nei vostri confronti», si legge fra l’altro. Ed è proprio alla società mittente della missiva che si rivolge allora l’istituto di credito dopo il fallimento della garantita per tappare il buco dello scoperto sul conto corrente e sul conto anticipi salvo buon fine aperti in favore della controllata. Non fa una grinza la motivazione della Corte territoriale, inutilmente impugnata: dal rapporto fra banca e società controllante emerge a carico della seconda un’obbligazione di garanzia atipica con promessa di risultato, sia pure a contenuto variabile.

Piani divergenti

Inutile per il debitore invocare la disciplina delle fideiussioni: troppo diverse le garanzie utilizzate, dal punto di vista sia oggettivo sia funzionale. Risultato: vale la regola dell’articolo 1218 Cc, con il patronnant che si libera dall’obbligazione risarcitoria soltanto se dimostra che l’impossibilità di fornire la garanzia non è dipesa da lui. E invece il fallimento della «manlevata» è stato dichiarato proprio per lo stato d’insolvenza che la società garante assicurava alla banca che non si sarebbe verificato. Alla società che ha improvvidamente fatto da garante, allora, non resta che pagare, anche le spese di giudizio.

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