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Inchiesta sul Libor, per Rbs maxi-multa da 612 milioni di dollari

A pagare questa volta saranno i banchieri. Almeno tre quarti dei 612 milioni di dollari che Royal Bank of Scotland verserà ai regolatori e alle autorità americane e britanniche per lo scandalo Libor sarà ritagliato dai bonus passati e futuri di un istituto di credito controllato all’82% dal Tesoro. È la volontà di Rbs, ovviamente allineata a quella del Cancelliere dello Scacchiere George Osborne, annunciata negli stessi istanti in cui si definiva la sanzione negoziata lungo l’asse Londra-New York. La Commodity future and trading commission sarà indennizzata con 325 milioni di dollari, il ministro di Giustizia americano con 150 milioni, mentre Fsa, l’authority dei servizi finanziari britannica avrà 87,5 milioni di sterline, ovvero 137 milioni di dollari.
La lunga saga di una penale annunciata da settimane, ma sulla quale si attendevano i timbri dell’ufficialità termina così, mesi dopo la transazioni firmata da Barclays (450 milioni di dollari) e Ubs (1,5 miliardi) i primi due istituti rei confessi nel raggiro sul Libor. E termina con una sorpresa: il ruolo di Rbs è stato più grave del previsto. La multa negoziata è infatti molto superiore a quella siglata da Barclays l’istituto che è stato decapitato ai vertici con le dimissioni di presidente, ceo e coo. Da Rbs se ne va invece John Hourican, 42 anni, capo dell’investment banking dal 2008 quando l’istituto era in ginocchio in procinto di essere salvato con i fondi statali. E se ne va per il coinvolgimento della sua area di business non per responsabilità personali. «Nonostante John non abbia avuto alcun ruolo – si legge nel comunicato di Rbs – e neppure abbia mai saputo delle irregolarità, a dispetto degli ottimi risultati ottenuti, il board e lui stesso hanno convenuto che fosse meglio la sua uscita dal gruppo». Ha pagato per le non scritte regole del bon ton, applicate con rigore in un contesto tanto delicato.
La proprietà pubblica fa di Rbs un caso a parte rispetto alle altre banche, piegata com’è alle sensibilità della politica. Per questo ha suscitato ancor più fastidio scoprire come ha rivelato ieri Fsa che non si è trattato di un caso isolato. Ventuno traders sono stati coinvolti a vario titolo in pratiche per modificare il corso del Libor lungo un periodo di almeno 4 anni. I raggiri, documentati in 219 episodi e commessi con il solo scopo di arricchire personalmente i dipendenti coinvolti, sono avvenuti fra il 2006 e il 2010 quando già i regolatori avevano lanciato i primi avvertimenti. E mail agli atti dell’indagine amministrativa confermano gli scambi fra traders e submitters (coloro che danno l’indicazione del tasso a cui la banca può finanziarsi, base per la fissazione del Libor) e anche con persone esterne all’istituto. Fsa ha stabilito che le “interferenze illecite” sulla definizione dei tassi hanno riguardato varie valute fra cui lo yen, il franco svizzero e il dollaro Usa coinvolgendo gli uffici di Londra, Tokio, Singapore e New York. Una banda ? Qualcosa di molto simile che è però stata interamente neutralizzata. I 21 coinvolti ha fatto sapere Rbs «o si sono dimessi o sono stati allontanati o sono stati sottoposti a misure disciplinari».

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