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Inchiesta sui crediti garantiti, un questionario a 150 banche

ROMA – Sta per partire alla volta di 150 istituti di credito italiani un questionario in dieci domande per verificare l’applicazione del “decreto Liquidità” e delle misure finanziarie del “cura Italia”. Mittente: la commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, il cui ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, lo scorso 7 maggio ha deliberato l’indagine.

«Chiediamo innanzitutto quante sono state le richieste di finanziamento presentate, sia quelle di importo inferiore a 25mila euro, sia quelle di importo superiore per l’accesso al Fondo centrale di garanzia delle Pmi», spiega la presidente della commissione, Carla Ruocco (M5S), da cui è partito l’input. «Vogliamo inoltre sapere quali sono state le domande accolte e ammesse all’erogazione del prestito per ciascuna tipologia e, questo è un punto importante, quante di esse, e per quali importi complessivi sul totale dell’accolto, hanno estinto o compensato, anche parzialmente, pregresse posizioni di finanziamento».

L’obiettivo, in sintesi, è distinguere quante somme sono realmente destinate a nuovi prestiti. «Ricordiamo che si tratta di finanziamenti con garanzia dello Stato. Noi chiediamo infatti esplicitamente alle banche di segnalarci quali misure hanno adottato per prevenire indebite compensazioni o estinzioni di debiti preesistenti, distinguendo tra esposizioni “sconfinate” e altre».

Non è finita qui. Nel questionario si domanda quali sono stati, in media, i tempi di lavorazione delle richieste e qual è la loro stima futura. «Purtroppo da quel che è emerso finora risulta che lo scoglio della burocrazia è molto forte: un nodo irrisolto che il Paese sconta in questa fase drammatica per famiglie e imprese», commenta Ruocco. Con gli altri quesiti si indaga anche sugli interessi applicati per ogni operazione di finanziamento (chiedendo di fornire, laddove possibile, il tasso medio ponderato sull’ammontare complessivo dei prestiti accordati per ciascuna tipologia), nonché sulle commissioni, spese e costi di qualunque tipo applicati dagli istituti di credito.

La bicamerale prova inoltre a fare luce sull’attuazione delle misure del Dl “cura Italia”, dalla moratoria sui mutui prima casa alla revoca di affidamenti e sospensione dei prestiti. Anche in questo caso si chiedono informazioni suddivise per tipo di intervento, categoria di soggetto richiedente e problematiche applicative riscontrate.

La nona domanda è dedicata alla modulistica utilizzata: si è fatto ricorso agli schemi predisposti dalla task force liquidità tra Mef, Bankitalia, Abi, Mcc, Sace e Mise? Oppure a livello di singole filiali sono stati usati altri documenti? «A questo proposito – precisa Ruocco – chiediamo anche per quante pratiche lavorate è stata richiesta documentazione per la valutazione del merito creditizio e l’assolvimento degli obblighi dell’antiriciclaggio». L’ultimo quesito riguarda invece il ricorso all’autocertificazione, altro indicatore di pratiche “snelle”. «È stato efficace per lo svolgimento dell’istruttoria – si legge nel questionario – o è stata comunque richiesta ulteriore documentazione ai soggetti istanti? Se sì, per quale finalità?».

Le banche avranno sette giorni di tempo dall’invio della mail certificata Pec per rispondere alla commissione d’inchiesta, che oggi con l’audizione del Mise concluderà il ciclo di confronto con i vari componenti della task force liquidità. Ruocco si augura di poter offrire a stretto giro una mappa accurata: «È un’operazione trasparenza per correggere eventuali distorsioni, un altro tassello dopo il form che abbiamo predisposto per consentire a cittadini e imprese di inoltrare automaticamente i reclami alla Banca D’Italia». A fotografia scattata, la commissione conta di affrontare un ulteriore nodo emerso con nettezza in queste settimane: l’esigenza molto sentita nel sistema creditizio di uno scudo penale per scongiurare il rischio di concorso in bancarotta. Ma questa è un’altra storia.

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