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Inchiesta Sea, spunta la società di Profumo

MILANO — Perquisita la sede della Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Linate/Malpensa e controllata dal Comune di Milano. Il procuratore aggiunto, Alfredo Robledo, ha chiesto al Nucleo tributario della Guardia di Finanza di acquisire documenti sulla vendita del 29,75% della Sea al fondo statale F2I, nell’ambito di un’inchiesta nella quale al momento sono indagati per turbativa d’asta Vito Gamberale, amministratore delegato di F2I, e il senior partner del fondo, Mauro Maia. L’operazione intende chiarire tempi e modi coi quali si è proceduto ad affidare una consulenza da centomila euro alla società Appeal Strategy, controllata al 60% da Alessandro Profumo, attuale numero uno di Mps, e al 20% da Lucciola & Partner, in vista della cessione della società aeroportuale. Questo studio sarebbe servito a disegnare una governance in grado di mantenere invariati gli assetti manageriali della Sea anche dopo la vendita e a predisporre un bando su misura per l’acquirente. Per di più lo studio sarebbe stato pagato direttamente dalla Sea, guidata da Giuseppe Bonomi, e non dal Comune di Milano, il vero venditore della quota. Non è un caso che le perquisizioni abbiano riguardato soprattutto l’ufficio di Bonomi. L’inchiesta era partita da una intercettazione di una telefonata tra Gamberale e Maia, risalente al 14 luglio 2011 (quattro mesi prima dell’asta), captata dalla Procura di Firenze, impegnata a indagare su un’opera autostradale mai terminata in Toscana. Lo stesso Vito Gamberale nei mesi scorsi ha incontrato i pm milanesi sollecitando una rapida conclusione dell’inchiesta.
La telenovela della privatizzazione parziale di Linate e Malpensa, invece, è approdata da qualche tempo nelle aule giudiziarie. Il Comune di Milano ha prima tentato di collocare l’azienda in Borsa, poi, complice il momento nero di Piazza Affari, ha varato un bando di vendita del 29,75% abbinato in alternativa alla cessione congiunta di questa quota e della partecipazione di Palazzo Marino nella Milano-Serravalle. Dopo una rocambolesca asta, terminata con l’arrivo in ritardo di pochi minuti di una fantomatica offerta di un fondo indiano, l’unico concorrente che ha depositato una proposta è stato il fondo F2I che ha messo sul piatto 385 milioni e un euro. Un euro decisivo per superare la base d’asta. Il Comune, guidato dalla giunta di Giuliano Pisapia, sta studiando proprio in questi mesi se e come vendere il controllo dell’azienda per far quadrare i conti di Milano. Robledo intanto prosegue spedito nella sua inchiesta. La perquisizione della Sea arriva dopo quelle effettuate nelle sedi di F2I a Roma e a Milano e nello studio del commercialista Andrea Mennillo (non indagato, ma citato dagli inquirenti come destinatario di un compenso in caso di successo nella cessione della quota). Le Fiamme gialle hanno già passato al setaccio anche Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. La giunta Pisapia ha sempre rimbalzato le accuse, ma a gettare qualche ombra sull’intera operazione, è la posizione dell’assessore al bilancio Bruno Tabacci, amico di Gamberale, il cui figlio, Simone, risultava essere — almeno fino all’emergere delle prime notizie sull’inchiesta — un manager di Alerian, società in cui ha un’importante quota proprio la F2I.

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