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Inchiesta per infedeltà patrimoniale Perquisite le abitazioni dei Ligresti

Infedeltà patrimoniale: è il nuovo reato per il quale la Procura di Torino indaga sulla famiglia Ligresti e gli amministratori e manager considerati più vicini. Ieri sono stati notificati sette avvisi di garanzia e la guardia di finanza ha perquisito uffici e appartamenti dei destinatari, pare con l’eccezione di quello di Paolo Ligresti, che si troverebbe all’estero. Il dossier è stato aperto in seguito a una trentina di denunce di piccoli soci di Fonsai.
Nel mirino dei pm torinesi Salvatore Ligresti e i figli Jonella, Giulia e Paolo; l’ex vicepresidente di Fonsai Antonio Talarico e l’ex consigliere Vincenzo La Russa; Fausto Marchionni, ex amministratore delegato di Fonsai particolarmente legato alla famiglia; Emanuele Erbetta, il dirigente subentrato a Marchionni e che ha però guidato il gruppo nella fase di passaggio della proprietà dai Ligresti a Unipol, contribuendo al superamento dei numerosi ostacoli alzati in primo luogo dagli stessi Ligresti i quali, dopo aver firmato l’accordo con il gruppo bolognese, si sono opposti all’operazione (destinata alla fusione) che ha salvato la compagnia e li ha estromessi. Il nuovo filone di indagine si aggiunge a quelle per falso in bilancio e ostacolo all’autorità di vigilanza, reati già ipotizzati nell’agosto 2012 dalla stessa Procura di Torino che poi in ottobre ha messo anche sotto indagine Giancarlo Giannini dell’Isvap.
Avvisi e perquisizioni arrivano dopo che martedì sono state convocate, su richiesta del commissario ad acta Matteo Caratozzolo, le assemblee di Fonsai e Milano per azioni di responsabilità contro i Ligresti e, fra gli altri, Talarico, La Russa e Marchionni. Nella relazione di Caratozzolo viene sottolineato il fatto che i Ligresti hanno etero-diretto e spogliato Fonsai attraverso operazioni in conflitto d’interessi compiute con «controparti correlate», cioè i Ligresti stessi e società a loro riconducibili. Un quadro di azioni che secondo il commissario ha fruttato benefici «abnormi» a Salvatore e figli e danni ingentissimi, per centinaia di milioni, a Fonsai. Ipotesi ovviamente respinte da Salvatore che ha ipotizzato azioni legali.
Il quadro disegnato da Caratozzolo appare coerente con le indagini dei pm torinesi: il reato di infedeltà patrimoniale si compie quando amministratori o manager, avendo interessi in conflitto con quelli della società, in vario modo arrecano danni a quest’ultima e benefici a se stessi. E i Ligresti, attraverso operazioni immobiliari squilibrate a loro favore e incassando compensi ingiustificati hanno contribuito negli anni al dissesto della compagnia, salvata ora dalla fusione con i bolognesi.
Del resto gran parte delle operazioni e dei benefici, dai compensi milionari a Salvatore alle sponsorizzazioni Fonsai alla società proprietaria dei cavalli di Jonella, oggetto nell’ottobre 2011 della denuncia del socio di Fondiaria-Sai Amber, delle successive indagini dei sindaci e infine della relazione del commissario, sono emersi con evidenza e chiarezza per la prima volta nel prospetto informativo redatto nel giugno 2011 da Fonsai per l’aumento di capitale da 450 milioni. Una «trasparenza» non casuale: la logica a circuito chiuso, la kermesse di operazioni autoreferenziali compiute dai Ligresti ha cominciato a far capolino nei documenti societari in virtù del fatto che dal 2011 è diventata pienamente operativa la disciplina Consob sulle operazioni con parti correlate, con relative procedure e obblighi di comunicazione.

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