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Inchiesta Mps, Profumo difende la banca

SIENA — «Guardiamo avanti». Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, neo presidente e neo amministratore delegato di Mps, vogliono dare rassicurazioni ai dipendenti, ai clienti e al mercato. All’indomani della bufera creata dal blitz della Guardia di Finanza su mandato della Procura di Siena, i due manager esprimono piena fiducia sulla capacità della magistratura di fare chiarezza sull’accaduto. Ma non commentano i fatti. Alla banca — è il messaggio che danno — non serve pensare al passato. Ha già abbastanza problemi nel presente ed è su quelli che occorre concentrarsi. Sull’adeguatezza del capitale, sulla sua redditività e sul valore del titolo in Borsa. È difficile immaginare un Monte dei Paschi in difficoltà se si guarda alla sala in cui Profumo e Viola tengono la conferenza stampa che ha alle parete dipinti del 300 e 500 di grande bellezza e anche di grande valore. Ma i numeri del bilancio sono in rosso e l’inchiesta della Procura rischia di deprimere ancora di più i conti oltre che l’umore dei dipendenti e dei senesi, afflitti oltremisura dai destini avversi della banca cittadina. Profumo però ha deciso di essere positivo. «Ho capito che è meglio sorridere», dice. Fatto sta che «dobbiamo cambiare rapidamente perché è cambiato il modo di fare banca. Essere antichi, come Mps, non vuol dire essere vecchi». E dimostreremo che il Monte «è grande». L’indagine non rallenterà il lavoro, spiega, dicendosi anche sorpreso dall’ampiezza del blitz della magistratura senese. Forse la banca «è più oggetto che soggetto» dell’inchiesta. «Parte lesa? Non so, devo ancora capire» aggiunge.
E a volerne capire di più sono molti nella città del Palio, dove c’è la convinzione che l’indagine della Procura sia destinata ad allargarsi rispetto alle ipotesi di reato finora indicate. E cioè la manipolazione del mercato, in pratica l’aggiotaggio, e l’ostacolo all’attività di Vigilanza della Banca d’Italia nell’emissione di un prestito, cosiddetto «fresh», da 1 miliardo nel 2008 per coprire una parte del prezzo (circa 9 miliardi) pagato per comprare l’Antonveneta dal Santander. Si tratta infatti di due ipotesi di reato per così dire minori, per le quali ci sarebbero 4 indagati «tecnici», che non spiegherebbero forse da sole l’operazione di perquisizione a tappeto ordinata dai magistrati di Siena che ora dovranno esaminare tutte le carte e i documenti raccolti passando così al setaccio la regolarità dell’intera operazione di acquisizione della banca veneta. Sulla quale lo stesso Profumo non si sbilancia: «Tutti nella vita professionale abbiamo fatto errori. Anche io nella mia carriera ho fatto alcune operazioni, che, con il senno di poi, sono state care. E non dimentichiamo che nel frattempo il mondo è radicalmente cambiato». Ma è al futuro di Mps, con i suoi 31 mila dipendenti e i suoi 6 milioni di clienti, che occorre ora pensare, dicono Profumo e Viola, i quali annunciano per giugno il nuovo piano industriale e affermano che alla riorganizzazione dell’area Finanza già avviata ne seguiranno altre. Cambiare, spiega infine Profumo, «vuol dire tornare a fare banca commerciale, fortemente radicata nel territorio ma in grado anche di guardare lontano, di fare reddito e di stare sul mercato».

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