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Inchiesta Fs, polizze sul binario morto sparite sessantasei pratiche sospette

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tracce negli uffici delle Ferrovie. Sessantasei liquidazioni, probabilmente con tanti zeri, svanite nel nulla. Sparite, consegnate all’oblio. All’indomani dell’acquisizione di atti da parte della Guardia di Finanza e della procura di Roma che indagano su un giro di corruzione in Ferrovie, emergono dettagli che fanno sorgere più di un dubbio sulla gestione del gruppo. E, probabilmente, non solo per le assicurazioni, ma anche per l’assegnazione di altri appalti.
Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e i sostituti Claudia Terracina e Fabrizio Tucci hanno chiesto agli investigatori delle Fiamme Gialle di acquisire tutta la documentazione relativa alle gare bandite da Ferrovie per l’affidamento dei servizi assicurativi a partire dal 2013. Il sospetto è che gli appalti venissero assegnati sempre alla stessa compagnia, Generali, la quale si “sdebitava” pagando indennizzi generosi o disponendo polizze vantaggiose ai dirigenti che di quelle gare dovevano decidere.
Gli investigatori del nucleo di polizia economico finanziaria hanno acquisito un audit stilato da Pwc per il gruppo. I consulenti hanno visionato gli ultimi dieci anni. E se, rispetto al 2011 il gruppo ferroviario ha quasi dimezzato le sue spese assicurative (passando dai quasi 74 milioni di euro del 2011 ai 37 milioni e 100 del 2018 con un aumento a 40 per il 2019), è vero che Assicurazioni Generali stradomina sulla concorrenza: è suo l’89,5% delle polizze stipulate dal gruppo. Un giro da mezzo miliardo. Tra il 2011 e il 2019 la compagnia assicurativa ha incassato quasi 493 milioni da Ferrovie.
Una posizione di privilegio che, secondo l’accusa dei pubblici ministeri, Generali si assicurava grazie a favori ai dirigenti. Sempre Pwc nel suo report sottolinea una serie di anomalie nell’archiviazione delle pratiche. Per di più, sottolineano i revisori, a fronte di una ricognizione su circa 600 pratiche di sinistri con Generali, relativi agli infortuni dirigenti, mancano 66 fascicoli.
Un elemento che ha qualcosa di strano e che riporta il pensiero, se non il sospetto, al maxi risarcimento ottenuto dall’attuale amministratore delegato Gianfranco Battisti. Il manager, all’epoca responsabile dell’Alta Velocità, nel 2014 ha ricevuto 1,6 milioni di euro per una caduta in bagno in una domenica di lavoro. E quando, nel 2018, l’allora ministro dei Trasporti Danilo Toninelli lo volle al vertice del gruppo Ferrovie, due deputati di Italia Viva chiesero conto di quel risarcimento record, liquidato ovviamente da Generali. Ora anche questa vicenda è all’attenzione dei pubblici ministeri, ma sembra non essere la sola. Battisti, peraltro, al momento del suo arrivo ha ristrutturato i vertici dell’azienda silurando anche alcuni dirigenti che stavano lì da tempo. E nella guerra interna all’azienda c’è chi dice che lo abbia fatto per zittire i dissidenti e continuare gli affari con la “generosa” Generali. Per ora si tratta solo di voci senza fondamento ma i magistrati sono al lavoro. E l’inchiesta promette di camminare e di farlo velocemente.
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