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Inchiesta banche, ok del Colle Il M5S: «A noi la presidenza»

È la legge 107 quella che istituisce la Commissione d’inchiesta sulle banche. Il testo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 luglio, dopo la firma del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La norma diventa esecutiva dal 28 luglio, data dalla quale scattano i termini per l’insediamento. Il via libera alla promulgazione della legge, che era stata approvata lo scorso 21 giugno alla Camera con una votazione pressoché unanime (426 a favore e 3 astenuti), chiude sul nascere le polemiche dei giorni scorsi, sollevate perlopiù dalle opposizioni, sui tempi incerti di avvio della procedura per la costituzione dell’organismo che agirà in base a quanto prevede l’articolo 82 della Costituzione, vale a dire «con gli stessi poteri e le medesime limitazioni dell’autorità giudiziaria».
La Commissione sarà composta da 20 senatori e 20 deputati nominati dai presidenti di Senato e Camera, dovrà concludere i propri lavori entro un anno e dopo sei mesi dal via dovrà presentare al Parlamento una relazione sullo stato dei lavori. Il Gruppo M5S ha immediatamente avanzato la propria candidatura per la presidenza: «In ragione della nostra forza parlamentare e della nostra totale distanza da qualsivoglia scandalo bancario». Sarcastica la dichiarazione del capogruppo Fi a Montecitorio, Renato Brunetta, secondo il quale «in un Paese normale le commissioni d’inchiesta parlamentare vengono affidate alle opposizioni. Siccome noi non siamo un Paese normale, la presidenza se la prenderà il Partito democratico».
Il presidente della Commissione Finanze del Senato, Mauro Marino (Pd) ha invece auspicato che i lavori della Commissione si svolgano «nell’alveo delle attività già svolte con la doppia indagine conoscitiva sulle banche, che sono state prodromiche alla definizione della norma poi approvata dal Parlamento sulla Commissione d’inchiesta. Solo in questo modo – ha proseguito – si potrà garantire un uso non strumentale di questo organismo». Toni in linea con quelli usati dal presidente della Commissione Finanze della Camera, Maurizio Bernardo (Ap): «Adesso bisogna procedere immediatamente all’avvio dei lavori – ha affermato – in modo da non prestare il fianco a strumentalizzazioni che potrebbero, da un lato, creare inopportune turbolenze nel sistema creditizio e finanziario italiano e, dall’altro, influenzare negativamente le attività della stessa Commissione».
Sei i fronti di approfondimento sulle crisi bancarie: dalle modalità di «raccolta della provvista e gli strumenti utilizzati» ai criteri di «remunerazione dei manager». Si analizzerà anche la correttezza del collocamento al pubblico retail dei prodotti finanziari ad alto rischio. E si indagherà sulle forme di erogazione del credito ai clienti di particolare rilievo. Focus, poi, sulla struttura dei costi, la ristrutturazione del modello gestionale e la politica di aggregazione e fusione delle banche prese in esame nonché «l’osservanza degli obblighi di diligenza, trasparenza e correttezza nell’allocazione di prodotti finanziari, e degli obblighi di corretta informazione agli investitori». Ma oggetto dell’inchiesta sarà anche l’attività svolta dalla Vigilanza, e da questo punto di vista Bankitalia ha già assicurato piena collaborazione. Proprio quest’ultimo fronte merita un’attenzione tutta particolare vista anche la prossima scadenza del mandato del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a fine anno, un mandato rinnovabile (una sola volta) a discrezione del governo.
Ieri alla Camera le dichiarazioni di voto finali sul decreto varato dal governo per la liquidazione coatta amministrativa delle banche venete si sono svolte nel pieno di una prolungata azione di ostruzionismo dei Cinque Stelle (65 i deputati iscritti a parlare). In serata il via libera al testo (211 sì, 91 no e 3 astenuti) che passa ora a palazzo Madama, dove sono state presentate diverse mozioni per chiedere che il decreto venga modificato e vi si inseriscano le norme sulla responsabilità dei manager e per l’estensione della platea degli obbligazionisti che avranno diritto a un ristoro. «Esattamente quello che prevedeva l’emendamento sul quale si era raggiunto un accordo alla Camera e che poi è stato disatteso dal governo con la richiesta del voto di fiducia» ha spiegato Andrea Augello, firmatario con Gaetano Quagliariello della mozione di “Federazione della Libertà”.

Davide Colombo

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