Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Inchiesta Antitrust su ipotesi di anatocismo

Bnl, Intesa Sanpaolo e Unicredit finiscono sotto il faro dell’Antitrust che ieri ha inviato anche la Guardia di finanza nei tre istituti per una serie di ispezioni. L’ipotesi è quella di aver continuato ad applicare l’anatocismo – la contestata pratica di far pagare gli interessi sugli interessi – anche dopo l’esplicito divieto introdotto dalla legge di stabilità del 2014. Ricorrendo a «modalità aggressive» per convincere i clienti ad autorizzare comunque l’addebito anche dopo il nuovo giro di vite arrivato con il decreto banche (il dl 18/2016).
«L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato tre procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette nei confronti di tre istituti bancari: Banca nazionale del lavoro, Intesa Sanpaolo e UniCredit», avverte il comunicato diffuso ieri dall’Autority per il mercato. Che ha spiegato poi che i procedimenti «sono volti ad accertare se le tre banche abbiano posto in essere condotte in violazione del Codice del consumo in relazione alla pratica dell’anatocismo bancario». In particolare, spiega l’Antitrust, fino all’entrata in vigore del decreto banche che all’articolo 17 bis «ha ribadito il divieto di anatocismo salvo autorizzazione preventiva del cliente, tali banche avrebbero continuato ad applicare l’anatocismo bancario, nonostante l’espresso divieto contenuto nella legge di stabilità 2014». E anche dopo il nuovo e definitivo stop del decreto banche del 2016, i tre istituti bancari avrebbero adottato «modalità aggressive per indurre i propri clienti consumatori a dare l’autorizzazione all’addebito».
Il colpo mortale all’anatocisimo è scattato infatti lo scorso 1 ottobre grazie al decreto n. 343 del 3 agosto del Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio (Cicr) che ha infatti messo definitivamente fine alla querelle sul calcolo degli “interessi sugli interessi”, dando esecuzione al decreto banche, convertito nella legge 49/2016.
In realtà il divieto era scattato già dal 2014 grazie alla legge di stabilità approvata a fine 2013 (legge 147/2013). Ma poi era sorto il dubbio se il nuovo divieto fosse già entrato in vigore al 1° gennaio 2014 oppure se fosse necessario attendere che il Comitato interministeriale del credito e risparmio emanasse la nuova delibera applicativa prevista. Con interventi anche ambigui da parte di alcuni tribunali. L’arbitro bancario finanziario (con la decisione 7854/2015)aveva provato a fare chiarezza spostando la linea del divieto automatico dal 1° gennaio 2014 senza bisogno di interventi attuativi, sulla scia della giurisprudenza del tribunale di Milano. Tuttavia altri giudici di merito – tra cui Torino e Bologna – avevano seguito l’interpretazione opposta e affermato che «stante l’ambiguità della riformulazione legislativa» era comunque corretto il comportamento dell’istituto bancario che conservava la previsione di clausole anatocistiche nei propri moduli contrattuali e fogli informativi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Fininvest esce da Mediobanca dopo 13 anni, e con l’aiuto di Unicredit vende il suo 2% ai blocchi: ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una nuova tassa sulle multinazionali, quelle digitali e anche quelle tradizionali. Pagamento delle i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La prossima settimana il Consiglio dei ministri varerà due decreti. In uno ci saranno la governance...

Oggi sulla stampa