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Incertezza sui listini, crolla Atene

Da quando Alexis Tsipras e Syriza hanno vinto le elezioni in Grecia, i mercati hanno oscillato tra ottimismo e pessimismo sulla scia delle notizie e delle dichiarazioni di rappresentanti delle parti in causa sullo sblocco della trattativa sul debito. Questo andamento umorale si è intensificato negli ultimi giorni quando i negoziati sono entrati nel vivo. Con un primo Eurogruppo di mercoledì scorso, da cui è uscita fumata nera, e con il secondo round di colloqui che si è tenuto ieri a Bruxelles. 
La conferma che anche questo nuova tornata di colloqui non è andata a buon fine si è avuta in serata, a Borse chiuse, con le dichiarazioni rilasciate da una fonte del governo greco che definiva «assurde e inaccettabili» le condizioni imposte dai creditori indicando pertanto come impossibile un accordo. Ma i mercati avevano già intuito che questa seconda tornata di trattative si sarebbe rivelata un fiasco. Le dichiarazioni delle parti in causa d’altronde non lasciavano chissà quali spiragli. Se il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis in un articolo scritto per il New York Times rivendicava la necessità di desistere da un accordo sbagliato per la Grecia e per l’Europa «a qualsiasi costo», il suo omologo tedesco Wolfgang Schaeuble da parte sua accusava apertamente il governo Tsipras di «agire irresponsabilmente».
In questo clima non certo idilliaco la Borsa di Atene ha registrato un ribasso del 3,83% mentre i rendimenti dei titoli greci sono tornati a correre. In particolare quello del triennale che si è impennato dell’11% riattestandosi oltre il 17 per cento. Contraccolpi limitati invece sugli altri mercati europei. Gli indici di Borsa ieri hanno avuto una seduta poco movimentata. Le Borse hanno oscillato sul filo della parità per buona parte della giornata per poi chiudere in leggero calo con Milano a -0,18%, Francoforte a -0,37%, Londra a -0,24%, Parigi a -0,24% e Madrid che ha chiuso gli scambi con un ribasso dello 0,47 per cento. L’avversione al rischio ha prevalso anche sui mercati obbligazionari con i titoli di Stato degli altri «periferici» che hanno registrato incrementi, seppur modesti, dei loro tassi di interesse. Nello specifico il rendimento del BTp a 10 anni è risalito di circa 6 punti base chiudendo gli scambi all’1,68% con il differenziale di rendimento sull’analogo Bund tedesco a 134 punti base. I rendimenti dei Bonos spagnoli sono saliti all’1,58 per con lo spread sui Bund a quota 125.
La matassa greca resta ancora tutta da sbrogliare e i rischi di questa situazione siano tutt’altro che trascurabili. Secondo David Powell, economista di Bloomberg, il fabbisogno di Atene per il 2015 è pari a quasi 21 miliardi di euro (15 di debito in scadenza e il resto di interessi) ma in cassa ha il minimo indispensabile per far girare la macchina statale per ancora pochi mesi. Trovare un accordo al più presto è indispensabile dato che a fine mese va a scadenza l’attuale piano di salvataggio.
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