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«Incertezza politica, capitali via dall’Italia»

FRANCOFORTE — «L’accresciuta incertezza politica in Italia ha fatto affluire capitali alla ricerca di maggiore sicurezza verso i titoli di stato emessi da paesi con la Tripla A». La Banca centrale europea torna dopo molto tempo a «bacchettare» l’Italia per aver allontanato gli investitori nel periodo compreso «fra la fine di novembre e il 9 di gennaio 2013», quando il sentiment nell’area dell’euro era stato «influenzato negativamente dalle revisioni al ribasso delle stime economiche». Un giudizio interpretato dai mercati come un’esortazione all’Italia a non abbandonare il cammino intrapreso finora — che ha condotto a un progressiva riduzione degli spread fra i bund decennali e i Btp a quota 255 punti base segnata ieri pomeriggio — perché l’incertezza e la volatilità sono ancora elevate.
D’altra parte, l’istituto guidato da Mario Draghi nota che «altri fattori hanno influito in modo positivo sul clima del mercato», come l’accordo sulla vigilanza paneuropea sotto la guida della Bce e il successo del riacquisto di titoli greci da parte di Atene. Al tempo stesso l’accordo sul fiscal cliff negli Usa ha contribuito a un miglioramento della percezione del rischio e i rendimenti dei titoli di Stato con rating di Tripla A sono passati dai minimi storici «all’1,8% circa». Ma al miglioramento dei mercati finanziari e dei conti pubblici di Eurolandia, con l’inflazione vista ricadere sotto il 2%, non è ancora seguita una schiarita nella crescita economica. Stimata debole, sia pure con alcuni segnali di stabilizzazione su un «livello basso» e una ripresa «nel corso dell’anno», grazie a un «orientamento accomodante» della politica monetaria. C’è una punta di maggiore ottimismo rispetto a una settimana fa, quando Draghi aveva segnalato un miglioramento solo verso la fine del 2013. Intanto anche ieri l’euro ha messo a segno un nuovo rialzo – a 1,3297 dollari – accompagnato dai mercati azionari, anche se il quadro complessivo rimane incerto, con il credito ancora debole e una disoccupazione di nuovo cresciuta alla fine del 2013. Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale, ha esortato la Bce a «tagliare i tassi di interesse», «per sostenere la domanda», mentre finora i mercati ritengono che ciò potrebbe avvenire solo se la situazione economica peggiorasse ulteriormente.
Il bollettino Bce esorta a non abbassare la guardia, sottolineando che «il forte calo dei rendimenti sui titoli di Stato dovrebbe essere sostenuto da ulteriori passi avanti nel risanamento delle finanze pubbliche, in linea con gli impegni assunti nel quadro del Patto di stabilità». E sollecita i paesi di Eurolandia ad attuare ulteriori riforme strutturali, in particolare del mercato del lavoro e dei beni e servizi, per sostenere la crescita, l’occupazione e la competitività e migliorare gli squilibri delle partite correnti.
Inoltre, per i banchieri dell’Eurotower è «cruciale» che la Ue prosegua con la creazione della vigilanza paneuropea, per slegare a livello nazionale il debito sovrano delle banche (che dovrebbero essere ulteriormente sostenute). Infatti, nonostante il miglioramento della frammentazione fra i paesi dell’area dell’euro, questi ultimi rimangono divisi anche per quanto riguarda la crescita economica e gli indicatori di fiducia nell’attività economica e dei consumatori. E soprattutto quest’ultimo, «sostanzialmente stabile» in Germania e in Francia, era «calato di più in Spagna e in Italia, soprattutto dalla metà del 2011». Un indicatore molto importante per le aspettative della crescita, legato a sua volta all’andamento della disoccupazione, ai prezzi azionari e all’incertezza dei mercati finanziari.

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