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Incentivi, tecnologia, Fisco Ecco i tre motori della ripresa

Se il 2020 è stato un anno durissimo per l’industria automobilistica, il 2021 appare ancora avvolto da una cappa d’incertezza. Mentre la pandemia sembra allentare la presa, il settore si divide sulla ripresa. Su una cosa, però, sono tutti d’accordo, gli incentivi hanno frenato il crollo delle vendite innescato dalla crisi sanitaria. «Senza il bonus rottamazione potevamo perdere altre 100.000 vetture, oltre al mezzo milione di invendute registrate a fine anno», spiegava Michele Crisci, presidente Unrae, in un recente convegno sullo stato di salute dell’automotive.

Tutto il settore ha pagato gli effetti del Covid: «I concessionari hanno perso il 25% di fatturato l’anno scorso», ha aggiunto Adolfo De Stefani Cosentino presidente di Federauto. La componentistica ha sofferto altrettanto, pur salvaguardando il bilancio commerciale, in attivo per 5,48 miliardi secondo le stima dell’Anfia. La spinta degli aiuti si evidenzia nei dati raccolti dalle tre associazioni: nel 2020 sono state rottamate 125.000 auto grazie ai bonus, ma i modelli più richiesti per il successivo acquisto di una vettura nuova erano in gran parte concentrati nella fascia da 61 a 135 grammi/km di CO2 emessa. Oggi praticamente esauriti.Le richieste

Per il 2021 il settore chiede quindi uno sforzo ulteriore. «Gli incentivi governativi della scorsa estate e quelli dei primi tre mesi di quest’anno hanno certamente lenito la sofferenza — ha ribattuto Crisci —, ma si sono esauriti con troppa velocità. Restano quelli legati alle auto elettriche o ibride plug-in (le ricaricabili, ndr) che riguardano ad oggi solo il 3% del mercato. Senza ulteriori interventi il 2021 rischia di essere un anno ancora più difficile del 2020 oltre all’ultima negativa congiuntura relativa alla produzione dei semiconduttori. La realtà è che l’Italia ha bisogno con urgenza di una strategia in chiave di mobilità sostenibile».

In quale direzione? «Tre i capisaldi da perseguire — ha proseguito il presidente e ad di Volvo Italia — la sostituzione dell’ormai troppo vecchio parco circolante, la realizzazione di infrastrutture per accogliere le nuove tecnologie e una riforma fiscale in grado di adeguare la tassazione auto agli altri grandi Paesi europei». Parole in gran parte condivise da altre realtà commerciali. «In un mercato generale ancora in affanno ci sono segnali positivi — ha spiegato al Corriere Radek Jelinek presidente e ceo di Mercedes-Benz Italia —. Siamo in piena fase di transizione verso un’elettrificazione sempre più importante, ma ciò richiede tempo e una maggiore confidenza dei clienti verso le nuove tecnologie. Purtroppo, non siamo ancora usciti dalla crisi generata dalla pandemia, la cui coda credo si farà sentire per tutto il 2021».

Al centro del dibattito resta il capitolo degli aiuti, per favorire la transizione ecologica che comporta costi superiori e richiede maggiori sforzi nella realizzazione delle infrastrutture. «Il mercato è guidato dagli obiettivi di CO2 imposti alle case automobilistiche che puntano su ibrido ed elettrico, un’offerta più costosa rispetto alle alimentazioni tradizionali — ha detto Eric Pasquier, presidente di Renault Italia —. Se queste nuove tecnologie insieme all’implementazione di un’infrastruttura di ricarica più capillare sul territorio non vengono sostenute, l’impatto sul mercato non può essere che negativo».

Tutti si aspettano, comunque, un’ulteriore crescita delle ibride che a febbraio per la prima volta hanno superato le vendite dei diesel e adesso rappresentano il 27,3% del mercato. «Abbiamo chiuso il primo quadrimestre con un segno positivo che dimostra una sostanziale ripresa di Maserati e del mercato di riferimento — ha commentato Bernard Loire, Maserati Chief Commercial Officer —. In particolare la Ghibli Hybrid riscontra un forte interesse e siamo confidenti che l’arrivo sul mercato Italiano della nuova Levante Hybrid possa rappresentare un ulteriore passo in avanti verso le vetture elettrificate in grado di rappresentare al meglio le richieste della nostra clientela».

Nell’incertezza, che rappresenta il sentimento più diffuso, c’è chi guarda al 2021 con maggiore fiducia. «Siamo consapevoli che a livello macroeconomico permanga una situazione di volatilità, ovviamente legata alla fase finale della pandemia — ha spiegato Massimo Di Silvestre, presidente e ad di Bmw Italia —. Tuttavia in Italia l’automobile è tornata centrale nella mobilità e nello stile di vita delle persone. E questo è un dato positivo e molto importante dal quale partire. Rimaniamo ottimisti, sia a livello globale che locale, con una previsione di crescita per i nostri marchi, un raddoppio delle vendite di auto elettrificate e la previsione di un margine Ebit a livello di gruppo nel segmento automotive nel corridoio 6-8%».

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