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Incentivi, Sud, Fisco: promesse al palo

di Francesca Barbieri

Riforma degli incentivi, bonus Sud per assunzioni e investimenti, abolizione progressiva dell'Irap: sono solo alcuni dei tasselli mancanti al mosaico di misure per lo sviluppo dirette al mondo delle imprese. Una collezione ampia di "incompiute", spesso arrivate a un passo dall'entrata in vigore ma poi cadute nel dimenticatoio.

Un caso su tutti. Ricordate le Zone franche urbane? Dovevano essere la chiave per il rilancio di alcune aree depresse del paese, con esenzioni su tasse e contributi per le aziende intenzionate a investire sul territorio. Per l'avvio mancavano solo i decreti attuativi (nel 2009), mai arrivati. La manovra estiva del 2010 le ha sostituite con le Zone a burocrazia zero, anch'esse in stand-by per assenza di provvedimenti attuativi e con una pronuncia della Corte costituzionale che le condanna: la norma è troppo generica e non pone limiti precisi dal punto di vista geografico e delle competenze.

Per non parlare della riforma degli incentivi, ferma ai box dopo innumerevoli rinvii: il riordino degli aiuti alle imprese all'insegna della semplificazione contenuto in una delega al Governo è stato più volte posticipato per confluire nello Statuto delle imprese – un'altra misura cruciale per l'attuazione dello Small business act europeo sulle Pmi –: presentato in Parlamento nel settembre 2009 è ancora all'esame del Senato.

A passo di lumaca anche il programma per «Industria 2015»: tempi lunghi per l'erogazione delle risorse ai progetti d'innovazione industriale e nessuna traccia dei nuovi bandi che invece erano stati previsti.

E che dire, poi, del cantiere infinito delle leggi sul lavoro? Un susseguirsi di tante piccole incompiute legate da un unico filo rosso: l'assenza dei decreti attuativi. È il caso del bonus fiscale per le nuove assunzioni al Sud dei lavoratori svantaggiati previsto dal decreto Sviluppo, ma ancora bloccato in assenza di un decreto interministeriale e del via libera dell'Unione europea. Stessa sorte per le agevolazioni contributive ai datori di lavoro che assumono disoccupati over 50: il provvedimento dell'Economia e del Lavoro, che ne permette l'utilizzo per chi assume nel 2011, non spunta ancora all'orizzonte. Anche il regime contributivo dei premi di produttività è orfano di un decreto sia per quest'anno che per il 2010: non si conoscono gli sconti previdenziali applicabili ai salari legati alla contrattazione di secondo livello.

Lo Statuto dei lavori (presentato dal ministro Maurizio Sacconi l'11 novembre 2010), invece, pare essersi esaurito nell'articolo 8 della manovra di Ferragosto, che allarga confini ed efficacia dei contratti aziendali, mentre pare al momento accantonato il progetto di semplificare le leggi sul lavoro (previsto dallo Statuto) con «l'obiettivo di ridurre almeno del 50 per cento la normativa vigente» anche attraverso l'abrogazione delle vecchie leggi.

Sul fronte fiscale, infine, il ritornello che risuona periodicamente è l'abolizione del l'Irap. Il gettito assicurato – 23,3 miliardi solo dal settore privato – finora ha impedito di intervenire, e anche la possibilità che le Regioni la riducano dal 2014 (come prevede il federalismo) pare piuttosto remota. Resta così irrisolto il nodo di un'imposta "anti-competitiva", che per il 50-60% grava sul costo del lavoro. Con il rischio che la manovra di Ferragosto vada nella direzione esattamente opposta: tra le agevolazioni tagliabili censite dal gruppo di lavoro sulla riforma fiscale, infatti, c'è anche l'alleggerimento del cuneo fiscale. Un altro tassello fondamentale per la competitività.

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