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Incentivi solo se l’opera è reale

L’incentivo per la progettualità interna, previsto dall’articolo 92, comma 6 del codice dei contratti pubblici, non può essere erogato se riferito alla semplice redazione di un atto di pianificazione generale ma solo se a questo atto sia connessa la successiva realizzazione di un’opera pubblica.

Non ammette repliche la conclusione cui è pervenuta la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, nel testo della deliberazione n. 7/2014, con cui, in risposta ad apposito quesito formulato dalla sezione regionale della Liguria, ha messo la parola definitiva sulla portata delle disposizioni sopra richiamate in materia di compenso incentivante per la partecipazione dei dipendenti degli uffici tecnici alla realizzazione di opere pubbliche. Così, l’alto consesso della magistratura contabile ha consolidato un orientamento giurisprudenziale preponderante in questi anni tra le varie articolazioni regionali della Corte, che ha visto i predetti incentivi quali strumenti monetari collegati necessariamente alla nascita di un’opera pubblica. Al contrario, la semplice partecipazione alla redazione di un atto di pianificazione generale quale, per esempio, la redazione di un piano urbanistico, è stata invece ritenuta come l’espletamento di funzioni istituzionali e, come tale, impossibile da remunerare con compensi extra, essendo vigente il principio di onnicomprensività della retribuzione per il pubblico impiego, previsto dal dlgs n. 165/2001.

È pacifico, mette nero su bianco la Corte, che con le disposizioni ex art. 92 del dlgs n. 163/2006 il legislatore ha voluto riconoscere agli uffici tecnici delle amministrazioni aggiudicatrici un compenso ulteriore derogando dal principio di onnicomprensività sopra evidenziato, ma è anche vero che le ipotesi di incentivazione, da ripartire tra ogni singola opera e tra il responsabile del procedimento e gli incaricati alla redazione di un atto di pianificazione «comunque denominato», sono entrambe riferite alla progettazione di opere pubbliche. Norma che deve essere considerata di stretta interpretazione e non suscettibile di alcuna interpretazione estensiva. Infatti, ai fini della riconoscibilità del diritto al compenso incentivante, deve essere considerato determinante non tanto il «nomen» riferito all’atto di pianificazione, quanto il suo contenuto specifico, che deve essere connesso strettamente alla realizzazione di un’opera pubblica, ovvero la naturale conclusione di un atto di progettualità interna rispetto a un mero atto di pianificazione generale, che costituisce il presupposto per l’erogazione dell’incentivo. Pertanto, nei casi in cui manchi tale presupposto, non è possibile derogare dai principi di onnicomprensività del trattamento economico del pubblico dipendente in quanto si tratta di una prestazione che rientra nei suoi doveri d’ufficio.

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