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Incentivi per le imprese anche ai professionisti, partito il confronto

Avanza a piccoli passi l’apertura anche ai liberi professionisti degli incentivi riservati alle imprese. Il dialogo è stato ufficialmente avviato ieri con un tavolo tecnico al ministero dello Sviluppo economico coordinato dal sottosegretario Simona Vicari. Un nuovo incontro si terrà tra due settimane, ma si sono posti intanto i presupposti per estendere alle professioni le prime agevolazioni: per zone franche urbane e digitalizzazione delle Pmi, mentre sull’accesso ai fondi Ue Horizon 2020 e Cosme ci sarà un passaggio tecnico in Conferenza Unificata con un apposito protocollo con le Regioni.
Al tavolo del Mise hanno partecipato Comitato unitario professioni, Confprofessioni, Adepp, Confassociazioni e Rete professioni tecniche: il percorso si preannuncia piuttosto complicato, anche considerando la necessità di dividere risorse costanti per una platea più ampia, ma al ministero (al tavolo era presente anche il dg Incentivi Carlo Sappino) ritengono raggiungibili alcuni risultati.
Le zone franche potrebbero essere il primo banco di prova, mentre per i voucher finalizzati a processi di digitalizzazione manca ancora un decreto attuativo del ministero dell’Economia. «Si tratta di strumenti che potremmo ampliare senza ricorrere a nuove norme ma in via amministrativa – spiega il sottosegretario Vicari – e sarebbe un primo passo importante. Oggi l’unico strumento già aperto alle libere professioni è il Fondo centrale di garanzia (dal decreto del fare del 2013, ndr) ma le richieste dei professionisti sono state appena 200. Davvero troppo poche: ancora non si conosce questa opportunità e per questo motivo siamo pronti a supportare gli ordini e le associazioni in un lavoro di diffusione sul territorio».
L’idea del sottosegretario allo Sviluppo è che almeno per alcuni strumenti possa essere sufficiente il requisito della partita Iva, senza l’obbligo dell’iscrizione del professionista alla Camera di commercio. Un obiettivo ambizioso, vista anche la difformità di scelte che sta caratterizzando le Regioni impegnate nella definizione dei bandi per la nuova programmazione comunitaria 2014-2020. «Su questo tema lavoreremo a un protocollo d’intesa con le Regioni che porteremo in Conferenza unificata» osserva Vicari, «l’obiettivo deve essere un modello di sviluppo che rilanci la competitività delle libere professioni sia nel mercato interno che in quello comunitario». Nel menù dei prossimi incontri, aggiunge il sottosegretario, «anche lo snellimento delle procedure burocratiche: un’opera di armonizzazione al termine della quale non vorremmo più vedere partite Iva di serie A e di serie B».
«Apprezziamo molto l’impegno del sottosegretario – commenta a margine dell’incontro Marina Calderone, presidente del Cup -. Le professioni sono una risorsa in grado di dare una mano alla ripresa. Diventa pertanto importante, soprattutto per tutti i giovani, poter contare sulle risorse che l’Europa ha previsto nella nuova programmazione anche per loro ma che fino ad oggi non sono state accessibili». Per il presidente dell’Adepp, Andrea Camporese, è ora importante coinvolgere le altre amministrazioni centrali interessate ai temi individuati. Dobbiamo mettere i nostri iscritti – 3 milioni di lavoratori autonomi, di cui quasi due iscritti alle Casse di previdenza private – nelle condizioni di poter far fronte alla concorrenza transnazionale tenendo presente che il settore dei servizi rappresenta il 70% del Pil europeo».
«È molto positivo che finalmente dal governo si mostri una visione strategica sul mondo delle professioni che finora è mancata in Italia – osserva Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni -. Benissimo gli incentivi ma lo strumento principe per rilanciare la competitività passa attraverso i fondi strutturali europei».

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