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Incentivi per le assunzioni con rispetto di precedenza

A cinque mesi dall’entrata in vigore della legge 92/2012, aziende e intermediari cominciano a confrontarsi con le nuove previsioni contenute nella “riforma Fornero” che, in taluni casi, impattano su materie di rilievo come gli incentivi all’occupazione, da sempre argomento di notevole appeal per le aziende.
Su questo tema, la riforma ha introdotto (articolo 4, commi da 12 a 15) una serie di principi, con lo scopo di uniformare i criteri per la fruizione delle agevolazioni contributive. Questi precetti valgono per tutte le tipologie di facilitazioni, comprese – ovviamente – quelle maggiormente utilizzate, introdotte dalle leggi 223/91 e 407/90.
Proprio con riferimento a tale ultima norma, finalizzata a favorire il reimpiego dei lavoratori disoccupati o cassintegrati da almeno 24 mesi, sono quantomeno due le modifiche apportate alla materia, destinate ad avere incidenza a far tempo dal 18 luglio 2012. La prima rilevante variazione riguarda i profili che attengono allo “status” di disoccupato che, laddove posseduto per un periodo pari ad almeno 24 mesi, consente a chi assume di fruire di consistenti benefici che, per gli artigiani e per le imprese ubicate nei terrori del vecchio mezzogiorno, si traducono nell’azzeramento per 36 mesi della contribuzione datoriale.
Va, infatti, evidenziato che la riforma Fornero ha modificato sensibilmente l’articolo 4 del Dlgs 181/2000, disponendo l’abrogazione del mantenimento della disoccupazione e, inoltre, variando il regime della “sospensione”. Dal 18 luglio 2012, quindi, lo svolgimento di attività autonoma, a prescindere dal reddito conseguito, non consente più al lavoratore di conservare il suo stato di disoccupato. Le aziende dovranno fare molta attenzione a che i lavoratori da assumere posseggano effettivamente lo “status” previsto dalla legge del ’90 (disoccupazione da almeno 24 mesi). Su tale aspetto va peraltro ricordato che la competenza in materia è dei Centri dell’impiego.
La seconda variazione, tende a rendere possibile l’accesso alle agevolazioni nel caso in cui l’impresa che assume abbia provveduto a effettuare licenziamenti di personale. In base al nuovo dettato legislativo, i soli licenziamenti che impediscono la fruizione del beneficio contributivo sono quelli che trovano la loro causa nel «giustificato motivo oggettivo o nella riduzione del personale». In precedenza, invece, qualsiasi licenziamento intimato, anche quello per giusta causa, rendeva impossibile l’accesso alla facilitazione riferita al lavoratore assunto entro sei mesi, in sostituzione di quello cessato.
Gli incentivi non spettano, inoltre, se l’assunzione (agevolata) non viene eseguita spontaneamente, vale a dire che il datore di lavoro non deve esservi obbligato da alcuna disposizione di legge, di contratto (si veda la scheda) ovvero da accordi individuali intercorsi in precedenza.
Nella legge di riforma del mercato del lavoro viene cristallizzato un principio ormai consolidato in giurisprudenza. Si stabilisce, infatti, che il datore di lavoro che ritarda l’invio della comunicazione di assunzione agevolata o di variazione del rapporto di lavoro (Unilav) sia penalizzato nella fruizione dell’agevolazione per l’intero periodo in cui l’inadempimento si realizza.
Incentivi negati anche a chi, procedendo a una nuova assunzione, non rispetta il diritto di precedenza previsto dalla legge a favore di un lavoratore che ha già lavorato in azienda.
Un esempio può aiutare. L’azienda Alfa ha occupato per oltre 6 mesi il lavoratore Verdi con contratto a termine e il rapporto è regolarmente cessato alla prevista scadenza. Verdi ha comunicato all’azienda la volontà di avvalersi del diritto di precedenza. Nonostante questo, il datore di lavoro procede all’assunzione di Caio senza offrire a Verdi l’opzione a lui spettante. Caio ha i requisiti per l’applicazione delle riduzioni contributive in quanto cassintegrato da oltre 24 mesi. L’azienda Alfa non potrà usufruire delle agevolazioni. Ovviamente se il lavoratore rifiuta l’opzione, il datore di lavoro è liberato dal vincolo.
Spetta al datore di lavoro dimostrare di aver preventivamente offerto l’assunzione al titolare del diritto di precedenza. In questo senso assume particolare importanza la forma scritta dell’offerta e della relativa risposta. Si ritiene che il silenzio del lavoratore equivalga al rifiuto.

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