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Incentivi parametrabili anche alla nuova occupazione

Gli incentivi agli investimenti possono essere parametrati anche al costo dei salari. Le spese ammissibili possono essere diverse per le Pmi rispetto alle grandi imprese.

Per le Pmi sono ammessi gli acquisti di beni usati, mentre per le grandi imprese gli usati sono agevolabili solo in caso di acquisto di stabilimenti esistenti. Le Pmi possono ottenere agevolazioni anche a fronte delle spese di funzionamento. Per le grandi imprese che realizzano un cambiamento fondamentale del processo di produzione, i costi ammissibili devono superare l’ammortamento degli attivi relativi all’attività da modernizzare nei tre esercizi finanziari precedenti. Tutte le imprese, invece, possono combinare più tipologie di aiuti. Questo è riportato nella Comunicazione della Commissione relativa agli «Orientamenti in materia di Aiuti di stato a finalità regionale» approvata il 19 aprile 2021.

I costi ammissibili

La Commissione precisa che sono ammessi i costi per gli investimenti materiali e immateriali oppure i costi salariali stimati relativi ai posti di lavoro creati per effetto di un investimento iniziale, calcolati su due anni. È ammissibile anche una combinazione delle due voci. Per le Pmi sono ammessi anche i beni usati, mentre per le grandi imprese questo vale solo in caso di acquisizione di uno stabilimento. Solo per le Pmi, possono essere considerati ammissibili, fino al 50 %, anche i costi di studi preparatori o i costi di consulenza connessi all’investimento.

Con riferimento ai costi salariali stimati per i posti di lavoro creati mediante un investimento iniziale, gli aiuti possono compensare solo i costi salariali connessi alla creazione di posti di lavoro, calcolati su un periodo di due anni, e l’intensità di aiuto risultante non deve superare l’intensità massima di aiuto applicabile nella zona interessata. Per le grandi imprese, i costi degli attivi immateriali sono ammissibili solo fino al 50 % dei costi totali d’investimento ammissibili per l’investimento iniziale. Per le Pmi è ammissibile il 10 % dei costi degli attivi immateriali.

Aiuti alle spese correnti

Gli aiuti a finalità regionale destinati a ridurre le spese correnti di un’impresa costituiscono aiuti al funzionamento. Gli aiuti al funzionamento possono essere rogati solo se i beneficiari possono dimostrare che sono necessari per lo sviluppo della zona. Secondo la Commissione, sono ammissibili se sono destinati a ridurre alcune difficoltà specifiche incontrate dalle Pmi nelle regioni più svantaggiate o a compensare i costi aggiuntivi sostenuti per svolgere un’attività economica in una regione ultraperiferica o a prevenire o ridurre lo spopolamento nelle zone scarsamente popolate o a bassissima densità demografica.

Possibile combinare gli aiuti

Gli aiuti a finalità regionale possono anche essere combinati con altri tipi di aiuti. Per lo stesso progetto di investimento, le imprese possono richiedere gli aiuti a finalità regionale e gli aiuti previsti dalle norme in materia di aiuti di Stato per la tutela dell’ambiente e l’energia. Questo a condizione che il progetto di investimento faciliti lo sviluppo di una zona assistita e, al tempo stesso, aumenti il livello di tutela ambientale. In questo modo, secondo la Commissione, gli Stati membri possono incentivare il raggiungimento di entrambi gli obiettivi in maniera ottimale, evitando una sovracompensazione. Ad esempio, il sostegno agli investimenti iniziali per tecnologie nuove e rispettose dell’ambiente che contribuiscono alla decarbonizzazione dei processi produttivi nell’industria, comprese le industrie ad alta intensità energetica come l’acciaio, può essere valutato a seconda delle sue caratteristiche specifiche in base alle norme sugli aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione o alle norme sugli aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia.

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