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Incentivi fiscali per dare una spinta ai nuovi trust

Una legge perfettibile, ma che affronta temi di grande valore sociale. E libera alcuni istituti giuridici da pregiudizi e luoghi comuni. A un anno e mezzo dall’entrata in vigore del «Dopo di noi», è ancora presto per raccogliere le valutazioni definitive dei professionisti e tirare le fila sull’uso degli strumenti privati con cui realizzare i “programmi di vita” dei disabili gravi (secondo perno del provvedimento, accanto a quello pubblico).
Le strade per convogliare i patrimoni a favore delle persone con handicap grave passano da tre diversi strumenti: trust, vincoli di destinazione e fondi speciali con contratto di affidamento fiduciario (si veda Il Sole 24 ore del Lunedì 27 novembre scorso). Quest’ultimo è uno schema atipico, non espressamente disciplinato dal Codice civile, e che rientra nell’autonomia contrattuale: ha caratteristiche simili al trust, ma evita di dover fare riferimento a leggi straniere. «Come e più del trust, sconta però ancora una scarsa conoscenza da parte di molti professionisti», commenta Maurizio Lupoi, presidente dell’associazione «Il trust in Italia» e “padre” del contratto di affidamento fiduciario.
Mentre il vincolo di destinazione (articolo 2645-ter del Codice) presenta alcuni limiti di “rigidità” rispetto al trust (si pensi al vincolo su un immobile, che permane, rendendone difficoltosa la vendita).
Nel primo semestre del 2017, secondo le ultime elaborazioni del Notariato, sono stati stipulati 390 trust, 210 vincoli di destinazione e 5 contratti di affidamento fiduciario. Numeri “piccoli”. E dire quanta parte sia stata riservata alle finalità contemplate dalla legge 112/2016 non è possibile. D’altro lato – precisa Lupoi – «anche in passato molti trust sono stati istituiti sullo stile del “dopo di noi”, cioè a favore di figli con disabilità».
Vantaggi e correttivi
Si presume tuttavia che una spinta arriverà dai vantaggi introdotti dalla legge. In primis le agevolazioni fiscali: imposte di registro, ipotecaria e catastale fisse; nessuna imposta di bollo per atti, estratti, copie, eccetera; esenzione dalle imposte sulle successioni e donazioni. Per fuire di questi benefici, tra l’altro, è previsto l’obbligo di individuare la figura del “guardiano”, che vigila sull’operato del trustee.
A proposito dell’imposta sulle successioni, a dire il vero, l’alta franchigia riconosciuta ai portatori di handicap grave (un milione e mezzo di euro) rende già di fatto “esenti” diversi trust, che non vengono usati solo per grandi patrimoni. Ma c’è qualcosa che andrebbe migliorato? «Gli incentivi fiscali sono previsti solo in relazione ai disabili gravi ex lege 104/1992, e non per anziani non autosufficienti e disabili non gravi. Inoltre, non sono previste agevolazioni per i beneficiari del patrimonio che resta alla morte della persona con grave handicap», osserva Pierluisa Cabiddu, consigliere nazionale del Notariato. «E circa gli eventuali impatti sulla “legittima” (la quota di eredità di cui coniuge, figli e ascendenti non possono essere privati, ndr) – continua – sarebbe auspicabile un ripensamento della disciplina ereditaria. Come Notariato, vorremmo veder riconosciuto almeno il patto successorio rinunciativo, oggi vietato: cioè il principio che i legittimari possano rinunciare ai diritti che deriveranno loro da una successione non ancora aperta».

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