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Incentivi alle startup anche per il 2016

ROMA
Una piccola riforma in quattro mosse. Per Startup e Pmi innovative, le due categorie di imprese costituite rispettivamente dal decreto Crescita 2.0 (2012) e Investment compact (2015), è in arrivo un ricco pacchetto di novità a firma di ministero dell’Economia, ministero dello Sviluppo economico e Consob: per le startup agevolazioni fiscali estese al 2016 e costituzione online senza firma del notaio, per le Pmi innovative accesso facilitato al Fondo di garanzia, per entrambe regole semplificate in materia di «equity crowdfunding».
Partiamo dagli incentivi. I ministri Pier Carlo Padoan (Mef) e Federica Guidi (Mise) hanno firmato il nuovo decreto sulle agevolazioni riservate a chi investe in startup innovative: per le persone fisiche detrazione del 19% dei conferimenti per importi fino a 500mila euro, per i soggetti Ires deduzione pari al 20% dei conferimenti fino a 1,8 milioni di euro (le percentuali salgono rispettivamente a 25% e 27% nel caso di startup a vocazione sociale o del settore energia hi-tech).
La prima novità è che sulla base della decisione aggiornata della Commissione europea relativa all’aiuto di Stato le agevolazioni, inizialmente autorizzate solo per investimenti effettuati fino al periodo di imposta 2015, sono state estese anche per il 2016. La seconda è il significativo innalzamento della soglia di investimenti ammissibili: si sale da 2,5 milioni a 15 milioni per ciascuna startup innovativa. Al tempo stesso, però, i nuovi orientamenti europei in materia di capitale di rischio hanno richiesto di portare dai precedenti due a tre anni il periodo obbligatorio in cui mantenere l’investimento, pena la decadenza dalle agevolazioni.
Il 2016 sarà anche l’anno del debutto delle startup costituite con firma digitale, senza passare dal notaio. Il ministro Guidi ha firmato il decreto dopo una lunga impasse (la norma risale al gennaio 2015): l’atto costitutivo e lo statuto saranno redatti solo online con impronta digitale di ciascuno dei sottoscrittori. Il documento informatico deve essere presentato per l’iscrizione al registro delle imprese entro 20 giorni dall’ultima sottoscrizione. In caso di esito positivo delle verifiche si procede all’iscrizione: il termine può essere ridotto della metà se la startup sceglie di fare autenticare le firme da un notaio, al quale a quel punto spetterebbero i controlli sui requisiti. Il decreto Mise (non ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale) contiene anche il modulo standard che le nuove aziende dovranno compilare per redarre online atto costitutivo e statuto.
Già firmato dal ministro Guidi, e trasmesso a Padoan per la controfirma, anche il decreto attuativo che facilita l’accesso delle Pmi innovative al Fondo di garanzia. Un’apertura parziale, va detto, dopo alcune osservazioni poste dal Mef a una prima versione del decreto. Alla fine si è stabilito che a beneficiare della procedura semplificata di accesso al Fondo saranno le Pmi innovative che rientrano nella fascia 1 e 2 di valutazione (non nella fascia 3). Per inciso, la procedura semplificata consente l’accesso alla garanzia senza che il gestore del Fondo effettui la valutazione del merito creditizio dell’impresa (demandata dunque alla banca o al confidi che eroga il finanziamento).
Il composito quadro di novità per le imprese innovative è stato completato pochi giorni fa dal nuovo regolamento Consob in materia di «equity crowdfunding», la raccolta di capitali di rischio tramite portali online. Le verifiche di appropriatezza dell’investimento potranno essere effettuate dagli stessi gestori dei portali, che subentreranno nel ruolo finora svolto dalle banche, e tra i soggetti legittimati a sottoscrivere una quota dell’offerta rientreranno anche gli «investitori professionali su richiesta» e gli «investitori a supporto dell’innovazione», identificati da Consob sulla base di criteri oggettivi.
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