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Inasprito il falso in bilancio

Reclusione da 3 a 8 anni per chi commette il reato di falso in bilancio per società quotate in borsa, mentre per le altre la pena prevista va da uno a 5 anni. Differenziazione, poi, valida pure per le sanzioni, che vengono inasprite: nel caso si manomettano le comunicazioni sociali di imprese in «listino», infatti, le pene pecuniarie salgono da un minimo di 400 ad un massimo di 600 quote (laddove ogni quota va da un minimo di 258 a un massimo di 1.549 euro) dalle attuali 150-330. E per quelle non soggette all’andamento borsistico, invece, aumentano da 200 a 400 quote (ora sono da un minimo di 100 ad un massimo di 150). È quanto stabilisce l’emendamento governativo al testo sulla corruzione (19), che rivede la disciplina del falso in bilancio, depositato ieri pomeriggio in commissione giustizia, a palazzo Madama; le nuove norme, secondo il Guardasigilli Andrea Orlando, presente in Parlamento al momento dell’approdo del testo, fanno sì che si passi «da un reato di danno a un reato di pericolo», con conseguente «giro di vite» per chi se ne macchia. Il restyling del provvedimento comprende, inoltre, l’inserimento nel codice civile dell’articolo 2621-bis che, si legge nella relazione allegata all’emendamento dell’esecutivo, «punisce con la pena della reclusione da 6 mesi a 3 anni, sempreché non costituiscano più grave reato, i fatti di lieve entità, valutati tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta»; nel caso il reato riguardi realtà di piccolissime dimensioni (al di sotto, cioè, dei limiti previsti per la «fallibilità»), il delitto è procedibile soltanto «a querela della società, dei soci, dei creditori, o degli altri destinatari della comunicazione sociale», mentre per tutte le altre imprese, siano esse quotate o meno in borsa, i fatti saranno sempre perseguibili d’ufficio, come peraltro aveva annunciato Orlando, al termine di un vertice di maggioranza nel quale erano state definite le principali correzioni al testo (si veda ItaliaOggi del 6/2/2015). L’inserimento consapevole di dati e informazioni di bilancio non rispondenti al vero comporta la reclusione da 3 a 8 anni per le società quotate in borsa, mentre per le altre la pena varia tra 1 e 5 anni. Nella modifica giunta all’esame dei senatori della II commissione, poi, si trova anche traccia del recente istituto della «particolare tenuità del fatto» (decreto legislativo 130/2014), in base al quale per reati «per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a 5 anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo», l’offesa è di particolare tenuità e «il comportamento risulta non abituale»; nell’ambito delle misure sul falso in bilancio, perciò, si dispone che il giudice debba «valutare in modo prevalente, l’entità dell’eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai creditori». Il termine per la presentazione di subemendamenti è fissato per le ore 13 di domani, mercoledì 18 marzo, e il presidente della commissione giustizia di palazzo Madama, Nitto Francesco Palma (Fi), si dice convinto che l’intero provvedimento sulla corruzione possa essere in Assemblea per il voto «la prossima settimana».

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