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Inammissibile l’appello via Pec

Vi è inammissibilità dell’appello proposto via Pec, per inesistenza della notifica, laddove il primo grado abbia seguito le tradizionali modalità introduttive cartacee e l’appellante se ne sia invece discostato, in violazione delle regole sancite dal dm n. 163 del 2013 sull’uso degli strumenti di notifica telematici nel processo tributario. L’indirizzo, non isolato nella giurisprudenza di merito, è stato assunto dalla Ctr Lazio con la sentenza n. 6201/18. La pronuncia, successiva all’accoglimento del ricorso in primo grado, ha preso in debita considerazione la tesi prospettata dal contribuente resistente in secondo, sollevata in giudizio con le proprie controdeduzioni, attinente l’inammissibilità dell’appello dovuta a vizio di notifica. Lo stesso, infatti, era stato proposto dall’Ufficio e notificato a mezzo posta elettronica certificata, disattendendo il dettato di cui all’art. 2 comma 3 del dm n. 163/2013 che, posto che il primo grado aveva osservato le forme cartacee, prescrive che la parte che abbia utilizzato in primo grado le modalità telematiche di cui al presente regolamento è tenuta a utilizzare le medesime modalità per l’intero grado del giudizio nonché per l’appello, salvo sostituzione del difensore. Difatti, il collegio regionale osserva come il dm 163/2013 affermi come le modalità utilizzate nel giudizio di primo grado devono essere obbligatoriamente adottate per tutti i gradi di giudizio. Il collegio regionale aggiunge che il ricorso introduttivo risulta depositato in data 17 giugno 2015, l’articolo 60 del dpr n. 600/73 come modificato dall’articolo 7-quater, comma 6, del dl n. 193/2016, convertito con la legge n. 225, consente, a decorrere dal 1° luglio 2017 di notificare gli atti impositivi a mezzo Pec; aver incardinato il procedimento in data precedente è motivo sufficiente per dichiarare l’inammissibilità dell’appello. La Corte di cassazione con l’ordinanza n. 18321/2017 intervenendo in tema di notifiche nel contenzioso tributario ha stabilito che le notifiche a mezzo Pec, nel processo tributario siano consentite solo laddove è operativa la disciplina del processo telematico tributario. Attualmente, nel Lazio il processo telematico è obbligatorio con decorrenza 15 aprile 2017. Per tutti questi motivi la Commissione, dopo aver verificato che nel caso di specie ci si era discostati dal modello legale di procedimento di notifica degli atti del processo tributario, ha dichiarato inammissibile l’appello dell’ufficio compensando le spese di lite.

Benito Fuoco

(…) Questa Commissione, letti gli atti, ritiene che l’eccezione preliminare sollevata dalla parte contribuente in merito alla inammissibilità dell’appello dell’Agenzia delle entrate (…) per inesistenza della notifica del ricorso in appello effettuata dall’Ufficio a mezzo Pec in violazione dell’art. 2, III comma del dm n. 163 del 23/12/2013 e dei successivi decreti di attuazione, il quale stabiliva che «… la parte che abbia utilizzato in primo grado le modalità telematiche di cui al presente regolamento è tenuta a utilizzare le medesime modalità per l’intero grado del giudizio nonché per l’appello, salvo sostituzione del difensore», sia fondata. Difatti il testo sopra citato dm 163/2013, afferma chiaramente che le modalità utilizzate nel giudizio di primo grado devono essere obbligatoriamente adottate per tutti i gradi del giudizio non avendo utilizzato in primo grado la notifica a mezzo Pec ma avendo utilizzato, nel caso de quo il contribuente, le modalità tradizionali, non è possibile avvalersi, in appello, della notifica Pec in quanto la vertenza dovrebbe essere incardinata successivamente nel sistema informatico della giustizia tributaria Sigit, tramite il portale della giustizia tributaria (giustiziatributaria.gov.it) non essendo possibile la modifica di un iter cartaceo che rimane quella sancita dalle norme del c.p.c.

Il ricorso introduttivo risulta depositato in data 17 giugno 2015, l’articolo 60, del dpr n. 600 del 29 settembre 1973, come modificato dall’articolo 7-quater, comma 6, del dl n. 193/2016, convertito con la legge n. 225, consente, a decorrere dal 1° luglio 2017, di notificare gli atti impositivi tributari direttamente a mezzo di Posta elettronica certificata (Pec), pertanto essendo stato incardinato il procedimento prima dell’entrata in vigore della notifica a mezzo Pec, è motivo sufficiente per dichiarare l’inammissibilità dell’appello in quanto non era consentita la notifica dell’appello a mezzo posta elettronica certificata realizzando una tipologia sub-procedimentale difforme dal modello legale da considerarsi insanabile e inesistente anche perché l’uso della Pec per la notifica degli atti tributari informatici richiama inevitabilmente il Codice dell’amministrazione digitale (Cad, dlgs n. 82/2005) che, però, contiene alcune disposizioni che sono di ostacolo alla effettiva possibilità di utilizzare la Pec per la notificazione. In particolare, l’articolo 2, comma 6, contenente l’elenco delle materie sottratte all’applicazione del Codice: in tale norma a oggi figurano le attività e funzioni «ispettive e di controllo fiscale» per le quali il Cad non è applicabile. (…)

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