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Inammissibile l’appello che richiama altre pronunce

È inammissibile l’appello che rinvii per relationem a un’altra sentenza di contenuto diverso rispetto a quella impugnata. Ad affermarlo è la sentenza 183/02/2014 (e altre successive) della Ctr Liguria. Anche nel processo tributario, infatti, i motivi di gravame devono contenere censure specifiche e autonome, che critichino con precisione gli argomenti della pronuncia impugnata.
Un professionista aveva impugnato un atto che gli irrogava delle sanzioni per l’illecito di infedele dichiarazione in relazione ad una dichiarazione Iva predisposta in favore di un suo cliente e che esponeva passività inesistenti. L’ufficio considerava il professionista concorrente nella violazione dell’articolo 9 del Dlgs 472/1997, in quanto depositario delle scritture contabile del contribuente e partecipe di una precisa progettualità volta a ottenere indebitamente degli sgravi di imposta.
La Ctp aveva parzialmente accolto il ricorso, derubricando la contestazione da infedele dichiarazione a omessa dichiarazione ai sensi dell’articolo 5, comma 3, del Dlgs 472/ 1997, la stessa formulata a carico del contribuente. La sanzione era stata, quindi, ridotta nella misura stabilita da un’altra Commissione nei confronti del contribuente assistito dal professionista.
Il Fisco ha presentato appello, lamentando che la sentenza non fosse motivata e che il commercialista non doveva necessariamente rispondere del medesimo illecito contestato al suo cliente. Il motivo di appello è stato fondato su un’altra sentenza della Ctr Liguria a carico dello stesso professionista che per fatti analoghi aveva riconosciuto la sua responsabilità per infedele dichiarazione e non per omessa dichiarazione.
I giudici di secondo grado ritengono che il ricorrente non può limitarsi a richiamare un precedente difforme dalla sentenza impugnata, ma deve con autonoma argomentazione criticare la specifica argomentazione che, a suo avviso, ha reso illegittima o ingiusta le decisione di cui si chiede la riforma. Se l’appello non può essere motivato per relationem, la sentenza appellata può essere legittima se motivata con uno specifico e pertinente rinvio ad altra decisione.
I giudici di primo grado avevano affrontato la questione relativa alla possibilità che contribuente e professionista rispondano, in concorso fra loro, in base a titoli di illecito diversi e avevano affermato che con riguardo al caso concreto non vi poteva essere ragione per differenziare le sanzioni. Questo convincimento derivava dalla ricostruzione dei fatti contenuti nell’altra sentenza a carico del contribuente che aveva richiamato per relationem e che descriveva una condivisa strategia volta a far conseguire benefici fiscali non dovuti all’autore principale.
La Ctr Liguria constata l’incongruità del richiamo alle altre decisioni in cui era stata ritenuta legittima l’irrogazione a carico del professionista delle sanzioni per infedele dichiarazione. Tali pronunce riguardavano ipotesi in cui la contestazione di infedele dichiarazione era stata formulata sia al contribuente sia al consulente e quindi nulla potevano valere a dimostrare riguardo la possibilità di rispondere a titolo diverso per la stessa condotta. 

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