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In vista la sentenza di Corte dei conti sulle slot machine

di Gianni Dragoni

È un danno erariale che la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio ha stimato in circa 89 miliardi di euro. Una somma enorme, corrispondente a tre manovre del governo come la «salva Italia».
Torna sotto i riflettori lo scandalo delle concessionarie delle slot machine, dieci aziende dei giochi, un settore florido nel quale ci sono anche affari opachi, con il sospetto di infiltrazioni della criminalità organizzata.
È attesa a giorni la sentenza della Corte dei Conti del Lazio che dovrebbe mettere un primo punto fermo in una vicenda che risale al 2006. Gli interessi dello Stato sono rappresentati dal viceprocuratore generale del Lazio della Corte dei Conti, Marco Smiroldo. Le concessionarie delle slot machine non hanno rispettato la convenzione con i Monopoli di Stato del 2004. La guardia di Finanza dal 2006 ha scoperto che decine di migliaia di slot machine non erano collegate alla rete telematica che registra le giocate, il contatore che misura quanto le società devono allo Stato.
La Corte dei Conti ha fatto un calcolo in base alle penali stabilite dalla convenzione del 2004 (50 euro per ogni ora in cui una macchina non era collegata al contatore). E ha concluso che lo Stato ha subìto un danno di circa 89 miliardi, ha detto Smiroldo nel processo alla sezione Lazio della Corte dei Conti, presieduta da Salvatore Nottola.
Il danno maggiore è contestato al gruppo più attivo sul mercato, Atlantis World, ora Bplus: dovrebbe pagare 31 miliardi e 390 milioni. Fino al 2008 il procuratore in Italia di Atlantis era Amedeo Laboccetta, il deputato del Pdl di recente indagato per favoreggiamento, nelle indagini sull'ex presidente della Bpm, Massimo Ponzellini, per un finanziamento di 148 milioni alla Atlantis, che ha sede nella Antille olandesi, un paradiso fiscale. Secondo gli inquirenti, Atlantis fa capo al catanese Francesco Corallo. Il padre, Gaetano Corallo, è considerato vicino al boss mafioso Nitto Santapaola ed è stato condannato a sette anni e mezzo per associazione per delinquere per gli affari nel gioco.
Le altre società accusate di danno erariale sono Cogetech (9,4 miliardi), Snai (8,17 miliardi), Lottomatica (7,69 miliardi), Hbg Group (7,08 miliardi); quindi Cirsa, Codere, Sisal di cui è presidente Augusto Fantozzi, Gmatica, fino a Gamenet (2,87 miliardi, l'importo più basso).
«Il problema che il giudice dovrà valutare è il valore della legalità in Italia», ha detto Smiroldo. Dopo l'apertura delle indagini, nel 2008 un provvedimento ministeriale ha ridotto le penali da 50 euro ad appena cinque centesimi l'ora per il mancato collegamento delle macchine al contatore dei Monopoli. Se si applicasse con effetto retroattivo questa norma più favorevole, la penale a carico delle dieci società si ridurrebbe a un centesimo della somma calcolata, a circa 840 milioni. Smiroldo ha chiesto la condanna per i danni anche di tre dirigenti o ex dei Monopoli: l'ex d.g. Giorgio Tino, l'ex dirigente Anna Maria Barbarito e l'attuale direttore dei giochi, Antonio Tagliaferri. Ma le concessionarie sperano in un'assoluzione totale.

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