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In vendita le «perle» di Italease

di Carlo Festa

Un primo lotto di circa un miliardo di euro è pronto a finire sul mercato. Si tratta di dodici palazzi tra Roma, Milano e Napoli. Tutti ora di proprietà di Italease, controllata del Banco Popolare che in passato (sotto la gestione di Massimo Faenza) ha finanziato con troppa generosità immobiliaristi poi finiti in tensione finanziaria: da Giuseppe Statuto, fino a Danilo Coppola e Luca Castelli di Aedes. Oggi Italease ha oltre 3 miliardi di euro di sofferenze immobiliari: finanziamenti che quegli stessi immobiliaristi non sono poi riusciti ad onorare.

I palazzi sono, dunque, entrati nel portafoglio di Italease. Il nodo principale per il gruppo controllato dal Banco Popolare, come per la maggioranza dei gruppi bancari italiani che in passato hanno concesso crediti sulla base di perizie troppo generose, resta la valutazione di questi stessi immobili. Italease ha provato a vendere in blocco, senza successo, parte del suo portafoglio. Ora, secondo quanto risulta dai rumors del mercato, questi palazzi potrebbero essere ceduti in modo separato.

La lista del lotto comprende vere «perle» immobiliari nel centro storico di Roma, principalmente, Milano e Napoli.

Tra quelli più noti c'è il palazzo di piazza del Parlamento, attualmente sfitto, con un valore attorno agli 80 milioni di euro. La storia della prestigiosa location risale ai tempi in cui ospitava la sede romana della Banca d'Italia, salvo rientrare tra i cespiti del Banco di Santo Spirito all'epoca della fusione con la Banca di Roma; per confluire, infine, nel patrimonio di Capitalia che cedette l'immobile nel 2002. In pochi anni l'edificio è passato da Capitalia a Tiglio II (ex-Pirelli Real estate) con un prezzo di 48 milioni. Nel 2004 finisce alla Operae di Vittorio Casale per 60 milioni. Trascorrono cinque mesi e viene ceduto all'avvocato Giovanni Lombardi Stronati per 85 milioni. Infine passa a Vittorio Farina, il proprietario delle tipografie Ilte (che editano le Pagine Gialle) per oltre 100 milioni con l'obiettivo di realizzare un grande hotel. Ma la crisi immobiliare fa precipitare ogni progetto e l'immobile torna nella proprietà del finanziatore, cioè Italease.

Sotto i riflettori anche Palazzo Siri in via del Corso 335, un tempo di proprietà dell'Aedes della famiglia Castelli che l'aveva comprato dal gruppo americano Carlyle: ora sfitto con l'esclusione del commerciale. Perle nella capitale sono il Parco dei Medici e l'Anagnina con un valore per entrambi vicino ai 200 milioni. Nel primo ha sede Telecom Italia con un reddito locativo da circa 8 milioni. Nel secondo, che era del fratello di Giuseppe Statuto, cioè Ivan, c'è invece la sede da 74mila metri quadrati di Ericsson che paga un affitto di 10 milioni annui. A Napoli c'è il palazzo in Viale della Costituzione (valore di 72 milioni) e a Milano il garage Traversi in via Bagutta (valore di 75 milioni) un tempo di Aedes che l'aveva comprato da Giuseppe Statuto con l'obiettivo di farne un centro commerciale stile Harrod's con le grandi firme della moda. Progetto, anche questo, finito nell'ombra come gli immobiliaristi che l'avevano auspicato.

 

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