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In tribunale vincono i dubbi

Individuazione del reddito che permette l'esenzione. Incertezza sulla fase esecutiva. Maggiori carichi di lavoro per le cancellerie. Le prime giornate di applicazione delle novità sul contributo unificato (per alcune disposizioni si tratta poi di poche ore) già fanno registrare alcune difficoltà applicative. A segnalare l'impatto è il presidente del tribunale di Torino, Luciano Panzani: «Abbiamo già avuto alcune riunioni con gli avvocati e emanato le prime indicazioni operative. Di sicuro le cancellerie delle sezioni che si occupano di cause di lavoro e di diritto di famiglia sono quelle maggiormente sotto pressione. Con organici già ridotti all'osso devono affrontare un obbligo supplementare come quello della riscossione». Ma Panzani, che reclama anche un maggiore ricorso a una sorta di "federalismo giudiziario" che permetta ai capi dei tribunali di reclutare, per esempio, magistrati in pensione per affrontare l'arretrato, sottolinea anche le diverse interpretazioni, «servirebbe un chiarimento da parte del ministero», dell'ultimissima modifica: quella che esonera dal contributo le parti con reddito di tre volte superiore a quello che dà diritto al gratuito patrocinio. Il dilemma è: basta il reddito della persona interessata o serve quello del nucleo familiare?

A Milano, spiega il dirigente del tribunale Amedeo Vilardo, si è scelta la prima ipotesi: «Pensiamo sia ovvio che il reddito sia quello della parte coinvolta direttamente nella controversia. Piuttosto abbiamo ragionato per un po' sull'esenzione della fase esecutiva delle cause di lavoro e, dopo averla in un primo momento esclusa, alla fine la consideriamo applicabile».

La cancelleria civile del tribunale di Bologna non segnala variazioni legate al nuovo contributo unificato sul flusso dei nuovi processi civili. «Gli effetti – chiarisce Elena Barca, primo dirigente del tribunale – si vedranno fra un anno». Ma le norme della manovra correttiva del 6 luglio, che modificano il tariffario del contributo unificato estendendolo anche, fra l'altro, al processo del lavoro, hanno avuto un feedback immediato a livello stragiudiziale. «Dall'entrata in vigore del decreto – spiega Stella Pancari, avvocato del foro bolognese oltre che legale della Cisl trasporti (Fit) – circa il 15% dei nuovi clienti ha preferito chiudere la vertenza in via transattiva, accettando la metà di quello a cui avrebbero diritto pur di non dovere pagare il contributo unificato. Si tratta di una spesa che un lavoratore licenziato, ad esempio, o in difficoltà economica, non può sostenere».

L'introduzione del contributo unificato a Napoli genera effetti significativi soprattutto per quanto riguarda le vertenze di lavoro: da una media di 270 cause iscritte ogni giorno a ruolo, il 9 luglio, giorno di massimo impatto mediatico delle novità introdotte dalla legge, si scende a 92 procedimenti. «A partire da quella data – fanno sapere dalla cancelleria del Tribunale civile del capoluogo campano – si assiste poi a una graduale risalita delle performance», sino alle 165 cause iscritte nella giornata di ieri. «Probabile – commentano i cancellieri napoletani – che i ricorrenti abbiano preso tempo, magari nella speranza che la nuova norma non sarebbe stata convertita in legge». Pressoché invariati i dati sulle iscrizioni giornaliere di cause che fanno riferimento ad altre tipologie di contenzioso. In quel di Palermo appare «decisamente prematuro» provare ad analizzare l'impatto del contributo unificato sulle cause di giustizia civile. Almeno secondo Francesco Greco, neo-eletto presidente dell'ordine degli avvocati del capoluogo siciliano. «Da noi – precisa Greco – sta incidendo soprattutto un'altra riforma: quella che ha introdotto la mediazione obbligatoria».

 

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