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In Svizzera cade il muro

Scambio automatico di informazioni nei rapporti Svizzera – Usa applicabile per conti riferibili a cittadini americani. La lettera predisposta dal Dipartimento Federale delle Finanze di Berna diretta ai correntisti di banche svizzere (anticipata da ItaliaOggi del 23 aprile 2014), accende un riflettore sullo scambio automatico di informazioni cui la Svizzera è pronta ad aprirsi. Il segreto bancario svizzero trova dunque una nuova e importante limitazione a seguito della firma avvenuta il 14 febbraio 2013 di un apposito accordo bilaterale Svizzera-Usa che rende la normativa americana Fatca operativa in Svizzera. A partire dal primo luglio 2014, lo scambio automatico di informazioni tra Usa e Confederazione Elvetica sarà una realtà: le istituzioni finanziarie elvetiche saranno tenute a inoltrare direttamente all’Internal revenue service americano le informazioni sui titolari di conti detenuti da contribuenti americani, sia direttamente sia tramite società ed enti veicolo di cui siano beneficiari effettivi. Lo scambio automatico di informazioni rappresenta, dunque, il nuovo standard di contrasto alle evasioni fiscali internazionali. Il 18 marzo 2010 il Governo americano ha varato la legge «Foreingn Account TAx Compliance Act» con l’obiettivo di tassare i patrimoni offshore detenuti da cittadini americani. I modelli di accordi bilaterali predisposti dall’Amministrazione Americana seguono due schemi: nel primo, è lo stato firmatario che si impegna a raccogliere presso le proprie istituzioni finanziarie le informazioni di conti e rapporti riferibili a contribuenti americani e a trasmetterli automaticamente all’Amministrazione americana. In tale primo schema di accordo bilaterale, non viene richiesto alcun consenso ai clienti americani nell’ambito della procedura di scambio automatico di informazioni. La controparte dello scambio automatico di informazioni è quindi lo Stato firmatario, non avendo le istituzioni finanziarie alcuno obbligo di trasmissione di informazioni diretto nei confronti degli Stati Uniti, ma solo nei confronti della propria amministrazione fiscale domestica. L’accordo bilaterale firmato tra Italia e Usa il 14 gennaio 2014, alla luce dei rodati meccanismi di scambio automatico di informazioni che affondano le loro radici nell’art. 26 della Convenzione Italia Usa contro le doppie imposizioni e in uno specifico accordo sullo scambio spontaneo di informazioni, è conforme proprio a questo primo standard (si veda altro articolo a pag. 25). Lo schema di accordo firmato dalla Svizzera prevede, di contro, l’invio diretto da parte degli intermediari finanziari elvetici delle informazioni sui conti detenuti o riferibili a contribuenti americani direttamente al fisco americano. Gli intermediari svizzeri per procedere a tale scambio automatico devono ottenere il preventivo consenso dei propri clienti. La soluzione adottata per i correntisti che non forniscono tale accordo (c.d. non consenting accounts) prevede comunque una comunicazione per masse indistinte del numero dei conti e dei saldi riferibili a tali posizioni. Per tali rapporti, in base all’art. 26 della convenzione Usa – Svizzera contro le doppie imposizioni, come modificato nel 2009, l’amministrazione fiscale americana potrà lanciare delle vere e proprie fishing expeditions, tramite i meccanismi dello scambio di informazioni a domanda, per chiedere alla Confederazione Elvetica la piena disclosure dei titolari di conti che non hanno fornito il consenso alla trasmissione. L’accordo svizzera Usa prevede delle specifiche clausole antiabuso che lo rendono applicabile anche alle branch delle banche svizzere localizzate in paradisi fiscali.

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