30.11.2022

In studio diventano essenziali doti di leadership e flessibilità

  • Il Sole 24 Ore

I n un mondo del lavoro che sta cambiando pelle le esigenze dei lavoratori stanno mutando, siano essi dipendenti, autonomi o liberi professionisti. Uno spaccato di questa nuova era, dove al primo posto si collocano la flessibilità, la fiducia, la condivisione dei valori e il benessere sarà al centro del contributo alla discussione che sarà offerto a Genova da Laura Gangitano, Head of National practices, Jefferson Wells (ManpowerGroup Italia) durante la tavola rotonda intitolata «Ritrovare la bussola per orientarsi in una professione che cambia».

Dottoressa Gangitano, molte aziende sembrano ritenere ancora che la relazione tra vita e lavoro sia a somma zero, senza considerare strategico il benessere dei lavoratori. Lei direbbe che il sistema imprenditoriale italiano sta recependo il cambio di rotta?

Sì, e si sta allineando con modi e intensità diverse per ogni impresa. Come hanno dimostrato gli ultimi due anni, del resto, ascoltare le richieste di flessibilità da parte dei òavpratori, come la gestione autonoma del tempo, non è in contrasto con l’efficienza aziendale. Anzi, secondo la ricerca «Cosa cercano i talenti-What workers want» realizzata a livello internazionale da ManpowerGroup in collaborazione con Thrive nel 2022, le realtà che si dimostrano flessibili sull’organizzazione del lavoro affermano che il 55% delle proprie persone offrono «alte prestazioni», rispetto al 36% indicato dalle imprese che rimangono ancorate a una modalità organizzativa tradizionale.

Queste nuove esigenze sono in qualche maniera declinabili anche sul fronte del lavoro autonomo e delle libere professioni?

Certamente. Le libere professioni possono avere il vantaggio di partire da una situazione di autonomia preesistente, ma anche qui c’è una varietà di nuove esigenze dei collaboratori da tenere in considerazione. Per gli autonomi è importante il tema della leadership: i collaboratori vogliono seguire un capo affidabile e rispettoso. L’82% vuole lavorare con una persona con cui va d’accordo e si fida, il 79% vuole sentirsi motivato dal lavoro che svolge, il 74% vuole avere opportunità per imparare nuove skills, il 73% vuole dare significato al proprio lavoro quotidiano. Sono i temi a cui guardano soprattutto i giovani, il cui inserimento negli studi è una sfida molto attuale.

In questo contesto il ruolo dei dottori commercialisti sta cambiando?

Quello del dottore commercialista è un ruolo in continuo cambiamento e per il quale registriamo nuove tendenze. Innanzitutto, sempre più spesso le aziende esternalizzano queste funzioni, appoggiandosi a studi professionali che vengono quindi a ricoprire ruoli di consulenza. Questo comporta la ricerca di nuove competenze, in particolare vengono ricercati profili senior con la capacità di costruire o possedere una vasta rete di rapporti professionali. Un altro aspetto su cui sempre più spesso veniamo coinvolti è la gestione del passaggio generazionale, dove rientra in gioco la capacità di attrarre e trattenere i talenti.

Le nuove opportunità sul fronte della consulenza sono state recepite dai professionisti?

L’evoluzione consulenziale del dottore commercialista meriterebbe forse di essere maggiormente percepita, mentre per attrarre i più giovani occorre tenere conto delle nuove esigenze delle persone in termini di gestione responsabile del tempo, leadership, benessere fisico e mentale, valori condivisi e fiducia.

Le esigenze familiari stanno diventando centrali: le Casse private, a partire da quella dei commercialisti, possano dare un contributo importante?

Senza dubbio. La possibilità di organizzare il proprio tempo è oggi la principale richiesta dei professionisti con figli. Inoltre, in molti hanno l’esigenza di ricevere supporto dai datori di lavoro anche nella cura dei figli o di parenti anziani. Bisogna infatti tenere presente come oggi non sia più il singolo a entrare in studio, ma in un certo senso tutta la sua famiglia, per cui si tratta di andare incontro sia alle esigenze familiari, sia a quelle personali del collaboratore. È il modo migliore per trattenere e far rendere al meglio un talento.