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In salvo il mutuo estero

Non costituisce abuso del diritto la stipula di un mutuo all’estero. La commissione tributaria provinciale di Brescia (con la sentenza n. 27/10/12 depositata lo scorso 10 aprile) ha “assolto” dalle accuse mosse dall’amministrazione finanziaria un contribuente italiano che aveva siglato nel 2006 con una controparte anch’essa italiana un contratto di finanziamento (per 15 milioni di euro) nella città di Lugano.
Per il Fisco, infatti, la scelta della città svizzera rappresenta un’elusione dell’obbligo del pagamento dell’imposta di registro in Italia. A supportare la motivazione dell’accertamento, l’agenzia delle Entrate indicava proprio la nazionalità italiana dei contraenti e il fatto che il contratto di finanziamento risultasse disciplinato dalla legge italiana e il foro competente, in caso di controversie, fosse individuato a Brescia e non in Svizzera.
Secondo la difesa del contribuente, invece, la fattispecie era disciplinata «dall’articolo 11 della Tariffa, parte II, in base al quale gli atti diversi da quelli indicati all’articolo 2 del Dpr 131/86 sono assoggettati a registrazione con pagamento dell’imposta sostitutiva in base alla disciplina stabilita dagli articoli 15-20 del Dpr 601/73 soltanto nel caso d’uso». In altri termini, il contribuente si appella alla possibilità concessa dalla Tariffa (in pratica la tabella dei “prezzi” di registrazione delle diverse operazioni previste da tale tributo) di pagare, nel caso di un contratto di finanziamento formato all’estero, l’imposta di registro o quella sostitutiva prevista in materia di agevolazioni per il credito solo in caso di uso dell’atto (per esempio nell’ambito di controversie giudiziarie).
Una tesi che è stata accolta dalla commissione tributaria di primo grado. Che anzi è andata oltre. Per i giudici bresciani, la “Tariffa” «non esclude sotto alcun profilo che la stipula di contratti fra soggetti italiani sia effettuata fuori dal territorio nazionale, ove si prospetti meno onerosa per i contribuenti». Questa scelta, «quale tipica espressione dell’autonomia privata», non può essere ritenuta strumento di elusione. «La circostanza – si legge nella motivazione – che la vicenda sia stata espressamente prevista dal legislatore esclude, infatti, che la sua applicazione possa integrare l’abuso contestato ai ricorrenti».
La commissione si preoccupa di spiegare la propria posizione definendo una nozione di abuso del diritto vicina a quella contenuta nella delega fiscale approvata dal Governo poche settimane fa. «Non vi è alcuna necessità – sottolineano i giudici – che, in tale quadro normativo, siano fornite dagli interessati persuasive ragioni volte a giustificare la scelta in concreto effettuata, diversa da quella dell’esonero dal pagamento dell’imposta di registro sulla rilevante somma di 15 milioni di euro, (…), dovendo detta scelta essere considerata lecita, essendo stata attuata attraverso la sola individuazione di una località estera per sottoscrivere il contratto e non tramite più negozi aventi causa tipica fra loro accortamente collegati al solo fine di conseguire quale unico risultato quello di non corrispondere l’imposta sostitutiva».

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