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In RW accorpate Ivie e Ivafe

Come compilare il quadro RW di Unico 2014 è uno degli argomenti che generano più dubbi tra gli operatori. Questo quadro non registra solo le numerose novità che sono state introdotte sul monitoraggio valutario, ma si complica ulteriormente per l’accorpamento con i quadri dedicati all’Ivie e all’Ivafe, le cui regole compilative non sempre coincidevano con quelle del monitoraggio fiscale. Analizziamo ora la casistica delle attività finanziarie detenute all’estero con particolare riguardo ai conti correnti.
La giacenza media
La prima questione da risolvere è la determinazione del valore dell’attività finanziaria, alla luce dell’accorpamento tra monitoraggio fiscale e Ivafe. Un principio guida è che il valore da indicare è quello che risulta dalle regole Ivafe cui soggiace il monitoraggio fiscale. Quindi, facendo l’esempio dei conti correnti detenuti all’estero, il dato essenziale è individuare la giacenza media che costituisce l’elemento rilevante per capire se è dovuta l’imposta di 34,2 euro. Questo dato coincide con il valore finale (colonna 8, rigo RW1), ma bisogna ricordare che vanno segnalate anche altre informazioni, quali il valore iniziale all’1.1.2013 e il valore più elevato nel caso di attività finanziaria detenute in un Paese black list. In merito al dato da indicare quale valore finale (giacenza media) emerge un primo problema compilativo poiché questo dato non risulta dai documenti di sintesi prodotti dagli istituti di credito, per cui dovrebbe essere calcolato manualmente dal contribuente con procedure piuttosto macchinose. Il tutto considerando anche che l’informazione fondamentale ai fini sostanziali è solo se la giacenza media supera o non supera i 5mila euro. Pertanto, ai fini Ivafe, indicare una giacenza media di 5.001 euro o di 100mila euro non comporta differenze nel senso che il dovuto sarà sempre 34,2 euro. Vero è che il dato serve anche per il monitoraggio fiscale quindi, teoricamente, un’errata indicazione della giacenza media potrebbe essere sanzionata in base alle regole di quest’ultimo comparto.
Gli esoneri
Un secondo elemento di difficoltà è rappresentato dalle casistiche degli esoneri nella indicazione dei conti correnti esteri, che non sono uguali tra Ivafe e monitoraggio fiscale. Nel caso dell’Ivafe si parla di giacenza media non superiore a 5mila euro, mentre per il monitoraggio fiscale (ex Dl 4/2014 ) si parla di picco massimo raggiunto dal conto corrente nel corso del periodo d’imposta superiore o meno a 10mila euro. Quindi si potrebbe avere una situazione in cui un conto corrente non supera il dato di giacenza di 5mila euro, mentre il picco supera i 10mila euro. In questa situazione si ritiene che il dato vada esposto (anche se ai soli fini del monitoraggio fiscale) senza produrre un debito di imposta. Potrebbe accadere anche il caso in cui siano detenuti più conti correnti esteri, tutti con giacenza media inferiore a 5mila euro e pure con picchi singolarmente inferiori a 10mila euro, ma cumulativamente superiori, sempre gli importi massimi, a 10mila euro. Ai fini del monitoraggio fiscale il controllo del picco massimo dovrà tener conto cumulativamente di tutti i conti correnti detenuti, come del resto avveniva lo scorso anno per controllare il superamento o meno del tetto di 10mila euro per le attività patrimoniali o finanziarie detenute all’estero. Da qui la conseguenza che superando cumulativamente il tetto di 10mila euro tutti i conti correnti dovrebbero essere indicati per giacenza media.
La regola dell’Ivafe è differente, nel senso che se ogni singolo conto fosse detenuto in banche estere diverse e con giacenza media inferiore a 5mila euro non sarebbe dovuta alcuna imposta. Ecco un altro caso in cui l’accorpamento di Ivafe e Monitoraggio fiscale comporta che debba essere indicata la giacenza media di ogni singolo conto corrente , anche senza dare luogo ad alcun debito d’imposta.

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