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In «rete» 65 milioni di fatture

commercialisti si preparano alla sfida della fattura elettronica che dal 31 marzo sarà obbligatoria per tutte le forniture (800mila sono i contraenti stabili con la pubblica amministrazione e circa 2 milioni quelli saltuari) alla Pa che valgono circa 65 milioni di documenti. Una sfida che passa da (modesti) investimenti economici in studio e, soprattutto, dalla consapevolezza che si tratta un servizio importante da dare alle imprese nell’ambito della consulenza globale; imprese allettate anche da offerte a prezzo stracciato di servizi online.
Il tutto in vista del vero “pericolo-opportunità” rappresentato dall’estensione dell’obbligo di fatture elettroniche anche tra soggetti privati: a quel punto si presenterà il rischio dell’effetto “730 precompilato”, con l’agenzia delle Entrate in grado, gestendo il ciclo attivo e passivo, di mandare direttamente alle imprese il quadro RG; anche se, ovviamente, non tutti i costi saranno determinabili con certezza, a partire dagli ammortamenti, per proseguire con i soggetti come i professionisti che hanno una contabilità legata alla cassa e non alla competenza.
Per ora, limitandosi all’impatto non piccolo dell’obbligo verso la pubblica amministrazione (ogni anno si contano circa 65milioni di fatture indirizzate a 40mila uffici della Pa), si registrano percezioni e preoccupazioni diverse all’interno del mondo dei professionisti. «Il rapporto tra commercialista e cliente è fiduciario – spiega Roberto Cunsolo del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili di cui è tesoriere e per il quale segue le questioni legate alla fattura elettronica – e la contabilità e l’assistenza non la si delega certo per pochi euro. Del resto già oggi noi monitoriamo moltissime Pec e facciamo tante operazioni che le imprese potrebbero fare da sé. E sulla fattura elettronica succederà la stessa cosa». Anche per questa ragione il Consiglio nazionale ha messo a punto una proposta per gli iscritti che prevede 12 fatture gratuite e le altre a pagamento a una cifra vicina a un euro ciascuna per il servizio di emissione e conservazione per 10 anni. È chiaro che a questo proposito i professionisti sono di fronte alla scelta se dotarsi, per i propri clienti, di software personali con un costo – stima il presidente di Assosoftware, Bonfiglio Mariotti – compreso tra i 200 e i mille euro a seconda del tipo di contratto che si sceglie, oppure aderire a offerte di soggetti che gestiscono piattaforme organizzate. E a questo proposito va sottolineato che i professionisti “delegano” dati importanti che vanno conservati per un periodo lungo e hanno rilievo fiscale.
Il portale messo a punto dal Consiglio nazionale , peraltro, si aggancia anche alla piattaforma di certificazione dei crediti della Pa e si avvale, come partner tecnologico, di Sia, il gruppo informatico leader italiano nei servizi finanziari e nei sistemi di pagamento partecipato al 42% dal Fondo strategico italiano e per il restante in mano alle banche.
Nessun problema per i professionisti, quindi? Non proprio. Non mancano, tra i commercialisti, le voci discordanti e che sottolineano sia le complicazioni oggettive che già oggi si rinvengono (ad esempio con il doppio registro per le fatture digitali e quelle “analogiche”) sia il fatto che sono in atto “migrazioni” da professionisti che non fanno fatture elettroniche a professionisti che invece offrono il servizio. Oppure di clienti, che pur di non mettersi nel “giro” della fatturazione preferiscono lasciar perdere la pubblica amministrazione come cliente. E poi dalla fattura alla contabilità il passo potrebbe essere breve, temono alcuni, pensando alla massa di dati che potrebbero emigrare verso soggetti che propongono oggi servizi di fatturazione elettronica e domani potrebbero agevolmente, visto che hanno i dati a disposizione, “allargarsi” alla contabilità.
Per Mirella Bompadre, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Bologna, si tratta di un «passaggio che inizialmente non sarà facile anche per il nuovo linguaggio al quale sia il cliente sia professionista dovranno adeguarsi». Ma anche gli Ordini fanno i conti per la loro gestione con la fattura elettronica e a questo riguardo il 26 marzo prossimo si terrà a Roma un’assemblea dei segretari di tutti gli Ordini provinciali. In ogni caso, per loro, l’utilizzo della piattaforma di fatturazione elettronica sarà del tutto gratuito a prescindere dal numero di operazioni.
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