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In primavera le Borse sono pronte a sbocciare

Dopo le vendite a valanga di giovedì scorso in Europa – per i timori di uno stop della politica espansiva della Fed, del calo delle aspettative di acquisto delle imprese europee e dei risultati elettorali italiani – i benchmark borsistici si sono ripresi già venerdì.
Tuttavia quello che si è visto nelle ultime sedute della scorsa ottava probabilmente è solo un anticipo dei prossimi mesi, che saranno segnati da un aumento esponenziale della volatilità e, quindi, della necessità di ogni investitore (retail e istituzionali) di calibrare bene il timing di ingresso e uscita dal mercato. Il Vix, l’indice di volatilità dell’S&P 500, giovedì scorso è balzato in avanti a 15,22. Questo, spiega Maurizio Milano, responsabile dell’analisi tecnica al Gruppo Banca Sella, «è un segnale di crescenti tensioni, sia pure ancora moderate, con un quadro che però peggiorerebbe al superamento dell’area 17-18 (prematuro) e con conferma oltre 19,65 (poco probabile)».
Lasciando da parte ogni ragionamento su Piazza Affari, che probabilmente ballerà a partire da oggi e per un po’ di sedute sull’onda delle elezioni politiche, il ragionamento che però si può fare, per quanto ci riguarda, è che – una volta smaltito, fra una o due settimane, l’effetto elettorale – anche il mercato borsistico italiano si rimetterà in riga con gli altri principali listini.
Nel frattempo un ragionamento tecnico-statistico sull’andamento dei benchmark azionari non può prescindere dalle previsioni sull’andamento di Wall Street che, fino a prova contraria, resta la guida dei mercati azionari globali. Un’analisi statistica sull’andamento dell’S&P 500 dal 1950 a oggi (vedi grafico) mostra che, in questi 62 anni, il periodo marzo-aprile – analizzando il ritorno medio – è il secondo miglior bimestre dell’anno (dopo novembre-dicembre). Quindi c’è da chiedersi se questo andamento sarà confermato anche nel 2013. Non è possibile dirlo ora, anche se la sequenza ciclica dei possibili minimi e massimi (vedi tabella) depone a favore di un bottom fra la seconda metà di marzo e la prima di aprile.
Peraltro «i ritmi di breve – scrive in uno studio Francesco Caruso, analista tecnico indipendente e animatore del sito wwww.cicliemercati.it –, come ogni altro ritmo ciclico, possono essere sfasati e modificati dagli eventi, senza che venga mutata la posizione di fondo del mercato». Quello che però va certamente sottolineato è che «fino a quando gli indici azionari si manterranno al di sopra del precedente avvallamento di breve periodo (minimi di ottobre-novembre) questa correzione rappresenta un’opportunità di acquisto, tanto quanto qualunque rally dei bond rappresenta un’opportunità di vendita/alleggerimento».
Dal punto di vista grafico, secondo Caruso, i livelli spartiacque fra positività e negatività del mercato azionario americano si pongono – a livello tondo – sui 1.400 punti dell’S&P 500, 13.000 del Dow Jones e 3.000 del Nasdaq. Finchè si resta sopra queste aree, le correzioni rappresentano interessanti occasioni di acquisto.
«Le azioni – osserva Nannette Hechler-Faid’herbe, responsabile Global financial market research di Credit Suisse – hanno proseguito nei rispettivi solidi progressi da inzio anno, traendo vantaggio da una flessione degli spread creditizi e da un miglioramento del sentiment degli investitori. In qualsiasi momento sono possibili battute d’arresto temporanee di piccole dimensioni nel breve termine, ma le azioni, in un quadro più generale, sono fra le poche asset class con le valutazioni più attraenti e una delle poche opportunità rimaste per far ottenere un ritorno agli investitori».
D’altra parte, sottolinea Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, nel suo ultimo report, «ogni tanto ci vuole una pausa, non solo per ripulire il mercato dagli eccessi, ma anche e soprattutto per permettere ai dubbiosi obbligazionisti rimasti a guardare intimiditi il rally di Borsa di entrare a loro volta nel gioco e allargarne le dimensioni».
È tempo di una correzione, dunque. «È vero – continua Fugnoli –, l’economia ha dato qualche sorpresa positiva sul lato della produzione perché le imprese, per paura del fiscal cliff, avevano ridotto le scorte e ora stanno cercando di ricostituirle. Dal lato dei consumi, però, il quadro è deludente. I grandi magazzini Wal-Mart, un eccellente indicatore, hanno segnalato vendite pessime. Gli americani, molto meno allenati di noi europei agli aumenti delle tasse, hanno preso male il taglio alla busta paga introdotto a partire da gennaio e dovendo anche affrontare un (probabilmente temporaneo) aumento della benzina hanno limitato altri consumi».
Anche per i timori sulle possibili soluzioni (o non soluzioni) sul tetto della spesa pubblica americana per una soluzione definitiva dello spending cliff piuttosto che sulle elezioni politiche italiane – soprattutto in caso di ingovernabilità conclamata – potrebbe essere ragionevole assistere a un consolidamento del rally nel breve termine.
Nell’insieme, osserva però Michael O’Sullivan, responsabile Portfolio strategy di Credit Suisse, «manteniamo la nostra propensione ciclica a favore delle azioni e privilegiamo settori come i titoli industriali e l’energia rispetto alle più difensive telecom e utilities. A livello regionale preferiamo una posizione sovrappesata sugli Usa, dove le prospettive macro sono promettenti, e sottopesata in Svizzera, che ora appare cara per un mercato tradizionalmente difensivo».

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