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In multiproprietà entrano maggiori tutele

di Maurizio Di Rocco

Non ci sono solo ulteriori tutele per il viaggiatore nel Codice del turismo che entrerà in vigore domani. Il decreto legislativo 79/2011 (sulla «Gazzetta Ufficiale» del 6 giugno scorso) prevede anche una nuova specifica disciplina per la multiproprietà (all'articolo 2) modificando quanto previsto in materia dal preesistente Codice del consumo (il Dlgs 206/2005). Le innovazioni apportate dal Dlgs 79/11 costituiscono l'adeguamento del nostro ordinamento a una direttiva (la 122/2008) redatta proprio per rispondere alle crescenti esigenze di tutela nel settore delle multiproprietà. L'Europa, infatti, già nel 1994 si era occupata della materia con la direttiva 94/47/Ce (recepita appunto in Italia con l'attuale Codice del consumo), ma con il tempo si erano diffuse nuove tipologie di contratto, come quello di rivendita o di scambio delle proprietà, privi di tutela legislativa. Si avvertiva inoltre la mancanza di una definizione unitaria del contratto di multiproprietà, la cui nozione variava da Stato in Stato, pregiudicando un'adeguata tutela dei consumatori europei. Ma ecco le modifiche più significative apportate dal Dlgs 79 (tipologie, recesso, pagamenti rateali e sanzioni).

L'articolo 2 definisce da subito i contratti oggetto di tutela, allargando sostanzialmente i confini della precedente normativa. Ora nella tutela della norma rientrano anche i contratti con una durata minima di un anno (mentre in precedenza occorreva un periodo di validità non inferiore ai tre anni) e il cui oggetto non è per forza un bene immobile: potrà trattarsi anche di una chiatta, di una roulotte, di una nave da crociera o di un altro bene mobile purché adibito ad alloggio.

La norma, poi, interviene anche sui cosiddetti "contratti accessori", ovvero quei contratti in base ai quali il consumatore acquista servizi connessi a uno dei contratti già indicati, forniti dall'operatore o da un terzo sulla base di un accordo con l'operatore (ad esempio, le pulizie o l'utilizzo di impianti sportivi, ma anche un contratto di finanziamento). Per ciascuno di tali contratti, il decreto impone l'obbligo di una adeguata pubblicità informativa a favore del consumatore, precisando che, in nessun caso, la multiproprietà o un prodotto per le vacanze di lungo termine possono essere commercializzati o venduti come contratti di investimento.

Ma di forte impatto sono le modifiche al diritto di recesso. Mentre la vecchia normativa prevedeva un periodo di dieci giorni per esercitarlo senza dover indicare alcuna motivazione, ora il consumatore potrà recedere entro i 14 giorni successivi alla conclusione del contratto: gli basterà utilizzare uno specifico formulario, che va allegato all'accordo stesso, senza dover subire alcuna spesa o penalità e, soprattutto, senza essere debitore del valore corrispondente all'eventuale servizio reso prima del recesso. Il formulario deve essere predisposto e fornito dall'operatore stesso: qualora non fosse debitamente compilato e consegnato al consumatore al momento della sottoscrizione del contratto, la durata entro la quale è esercitabile il recesso si allungherebbe a un anno e 14 giorni. Se invece mancassero altre informazioni precontrattuali, allora il ripensamento del consumatore sarebbe esperibile fino a 3 mesi e 14 giorni dalla stipula dell'accordo. L'esercizio del diritto di recesso dal contratto di multiproprietà o dal contratto relativo a un prodotto per le vacanze di lungo termine comporta automaticamente e senza alcuna spesa per il consumatore la risoluzione di tutti i contratti accessori.

Con riferimento ai «prodotti per vacanze di lungo termine», particolare attenzione viene data alle modalità di pagamento rateale imposte al consumatore: i versamenti dovranno essere effettuati secondo scadenze periodiche ben indicate, con il divieto di imporre altri versamenti non conformi al piano concordato. Almeno 14 giorni prima della scadenza del pagamento, l'operatore dovrà inviare al consumatore una richiesta scritta con l'indicazione dell'importo esatto. Il destinatario, invece, una volta pagate almeno due rate, potrà rescindere unilateralmente il contratto senza incorrere in penali: gli basterà comunicare le sue intenzioni all'operatore entro 14 giorni dalla ricezione della richiesta di pagamento della rata.

Rispettando le direttive europee che chiedevano una intensificazione delle misure sanzionatorie, il Dlgs 79l raddoppia rispetto al passato, sia le sanzioni amministrative pecuniarie (da 500 a 3mila euro a un importo che ora varia da mille a 5mila euro) sia quelle accessorie della sospensione del servizio che, se prima poteva implicare un periodo dai 15 giorni a 3 mesi, ora può variare dai 30 giorni ai 6 mesi.

 

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